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Prof. Giorgio Dobrilla

Primario Gastroenterologo Emerito dell’Ospedale Regionale di Bolzano, Professore a contratto all’Università di Parma.

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Categoria: Articoli Alto Adige

Chi, grazie anche a una certa confusione nei media e nei social, tentenna a partecipare alla campagna vaccinale (no-vax irrecuperabili a parte) temendo effetti collaterali, non va aggredito ma informato sull’inconsistenza  delle proprie paure. Le informazioni istituzionali (da parte di Agenzia Italiana del Farmaco, Istituto Superiore di Sanità, Ministero della Salute, Ordine dei Medici) da sole evidentemente non bastano e andrebbero pertanto utilizzate pure altre figure professionali (medici di base?) e altre modalità  onde fugare i dubbi dei titubanti e fornire loro risposte convincenti. A prescindere da questa resistenza, una campagna vaccinale valida richiede una organizzazione complessa che va di continuo migliorata, cercando di superare le difficoltà  che man mano si incontrano. Di questa problematica si occupa il Dr. A. Clavenna, ricercatore del Mario Negri, di cui si tiene buon conto in questo articolo. Un fattore limitante la campagna vaccinale è intanto la insufficiente disponibilità di vaccini autorizzati, tra l’altro diseguale nel Paese, che speriamo sia di prossima correzione. A questa carenza va pure associata la scandalosamente eterogenea efficienza regionale dei servizi vaccinali. Attenti poi al facile entusiasmo: all’arrivo del vaccino di Pfizer/BioNTech si è creata la irrealistica convinzione che esso si sarebbe prontamente erogato a tutta la popolazione. Si trascurava il fatto che da gennaio le vaccinazioni si sarebbero riservate a sottogruppi speciali, quali operatori sanitari, Forze dell’Ordine, personale e ospiti delle RSA, anziani over 80 e soggetti con patologie croniche, personale scolastico, lavoratori essenziali, ciò che avrebbe ulteriormente decurtato le dosi disponibili di per sé ancora insufficienti per tutti (arrivati per fortuna in soccorso altri vaccini). Qualcuno per raggiungere prima possibile la immunità di gregge ha proposto, per vaccinare “velocemente”, di ricorrere alla vaccinazione 24 ore su 24, ma estendere l’orario delle vaccinazioni alle 24 ore ha grossi limiti: intanto significa disporre di un personale adeguato, oggi piuttosto carente, che prepari il vaccino e lo somministri. Significa anche disporre di luoghi e strutture congrue dove impiegare questo personale. Più che vaccinare 24 ore, andrebbero infatti aumentati e diffusi capillarmente questi luoghi, rendendovi il più possibile agevole l’accesso specie ai soggetti anziani. Scrive giustamente il Dr. Clavenna che concentrare energie per attuare la vaccinazione 24h comporterebbe di sottrarre risorse umane da altri servizi altrettanto necessari. Purtroppo la sanità pubblica è stata depotenziata negli ultimi decenni (nell’indifferenza generale!) e nessun piano d’emergenza era stato previsto con largo anticipo al fine, se occorresse, di poter  fare prima e meglio. E speriamo che i vaccini risultino efficaci pure contro le varianti del SARS-Co-V-2.

In tema di pandemia di SARS-CoV-2, un problema all’attenzione di molte riviste scientifiche (ad es. Nature), e pure dell’Ordine dei Medici, riguarda il numero di soggetti con COVID-19 asintomatici. L’asintomatico, per definizione, non lamenta alcun sintomo e solo un’indagine a tappeto su tutta la popolazione potrebbe rispondere al quesito. Ci sono anche i pre-sintomatici, cioè coloro che svilupperanno sintomi (solitamente lievi?) solo in seguito. Privi di cifre precise, non possiamo quindi sapere quante probabilità abbiamo di incontrare una persona affetta da COVID-19 asintomatica. Sembra comunque che i soggetti infetti asintomatici possano contagiare un numero assai minore di sani rispetto ai sintomatici. Più sintomi più contagio, insomma. E’ quindi probabile che anche gli infetti asintomatici propaghino silenziosamente la virosi. A causa di queste incertezze, per ridurre la diffusione virale, epidemiologi e virologi insistono perché la popolazione usi le misure protettive previste per qualsiasi pandemia respiratoria, e cioè mascherine adeguate e correttamente posizionate (anche sopra il naso!), distanziamento congruo e lavaggio accurato delle mani. E’ infatti presumibile che la possibilità di incontrare un asintomatico contagiante che non sa di essere positivo sia tutt’altro che modesta se non si adottano precauzioni. Qualche dato si può tentare di ricavarlo dalla meta-analisi che è una tecnica clinico-statistica che consente di assemblare i risultati di più studi  su di un argomento (in questo caso la percentuale di asintomatici negli infetti) per ottenere un esito cumulativo. Da una meta-analisi di 13 studi, condotta in Australia dalla Bond University su 20.000 persone, il tasso di soggetti con tampone + per il SARS-CoV-2 ma senza sintomi suggestivi di COVID-9 per almeno 7 giorni, risulterebbe del 13%. La meta-analisi dimostrava inoltre che gli asintomatici avevano il 42% in meno di probabilità di trasmettere il virus ad altri rispetto agli infetti con sintomi. Questa minore contagiosità sarebbe però bilanciata negativamente dal fatto che gli asintomatici hanno maggiore possibilità di circolare liberamente, senza subire alcun isolamento. In casa – secondo A. Azman della John Hopkins di Baltimora – “il rischio che una persona asintomatica trasmetta il virus ad altri co-inquilini è pari a circa un quarto del rischio di trasmissione da parte di una persona sintomatica”. In sostanza, non si sa esattamente quanti pazienti affetti dalla COVID-19 siano conseguenza di una diffusione del virus SARS-CoV-2 causata da un asintomatico. Per tale motivo, appare ancor più importante seguire correttamente le già ribadite precauzioni. Sembra assodato, invece, che quando un soggetto diventa sintomatico, o entro la prima settimana dall’esordio dei sintomi, quello è il momento nel quale nei tamponi faringei si trova la più alta carica virale e quindi è massimo il potere contagiante.

Questo articolo è su cortese sollecitazione di molti genitori con figli affetti da Morbo di Crohn (MC). Ho già ricordato che il MC è una malattia infiammatoria cronica al pari della colite ulcerosa, che differisce da questa per due motivi essenziali: 1. Esso può interessare tutto il tratto enterico e non solo il colon, anche se la zona più colpita è quella ileo-colica: 2. Richiede in non pochi casi una soluzione chirurgica, per cui si pone il problema di una terapia di mantenimento che prevenga le recidive post-chirurgiche. Queste sono relativamente frequenti (20-40%) entro 10 anni dal primo intervento. Il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) britannico ha recentemente rivisto le indicazioni per il mantenimento della remissione post-chirurgica analizzando gli studi pubblicati dal 2012 a oggi. I consigli nei post-operati sono: 1. considerare azatioprina + metronidazolo per almeno tre mesi; 2. “Non” dare per il mantenimento “anticorpi monoclonali” (farmaci biologici) che sono molecole proteiche complesse prodotte in laboratorio utilizzando sistemi viventi, ad esempio cellule, progettati per agire su uno specifico recettore; 3. Mercaptopurina e aminosalicilati “non” sono più indicati nella fase post-chirurgica e “non” rientrano più nelle linee guida. Per il resto, i consigli del NICE riguardanti il controllo delle fasi non acute della malattia e le indicazione alla terapia chirurgica sono rimaste le stesse. I suddetti dettagli – va ribadito –  concernono dunque il mantenimento della remissione solo in soggetti che hanno subito una resezione completa delle aree interessate, e non quelli non operati con “malattia microscopica”. Negli operati da meno di tre mesi, è suggerita l’azatioprina in combinazione con metronidazolo per altri tre mesi o più (qualità delle prove, tuttavia, da bassa a moderata nei trial clinici corretti). La monoterapia con azatioprina va usata solo in pazienti con MC che non tollerano il metronidazolo, monitorando periodicamente il numero dei globuli bianchi, dato che l’azatioprina tende a dare leucopenia. Per la remissione post-chirurgica, come si è detto, “non” vanno consigliati i farmaci biologici, perché la loro efficacia appurata negli studi clinici controllati non è affatto chiara. Tuttavia, se i farmaci biologici fossero già assunti dal paziente prima di queste linee guida aggiornate del NICE, è bene che il paziente non smetta il trattamento se non dopo aver consultato il medico. La budesonide, infine, “non” dovrebbe essere data come mantenimento nei pazienti con resezione ileo-colica, dato che i benefici di questo farmaco nella remissione dei post-operati risultano scarsi e deludenti. Pure i vantaggi della nutrizione enterale durante la terapia di mantenimento post-intervento appaiono piuttosto incerti. Il consiglio del medico curante è opportuno, mentre il “fai da te” è del tutto sconsigliabile.

Gli oroscopi in TV o sulla carta stampata dovrebbero scandalizzare per l’inconsistenza. Anche il fatto che varino da un giorno all’altro dovrebbe suscitare ilarità come, ad esempio, che un fortunato in amore il martedì non lo sia più il mercoledì o viceversa. Gli astri ci regalano pure previsioni che non riguardano persone ma eventi: arrivo di meteoriti, disastri aerei, terremoti, epidemie non precisate, guerre e via dicendo. il CICAP (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze) si prende la briga di analizzare ogni anno l’esito delle previsioni e invariabilmente riscontra un loro fallimento. Critica aspra andrebbe anche allo spazio che i media danno agli oroscopi, solo perché numerosi lettori, che dicono di non crederci, pretendono di trovarli in TV o nei giornali (che riportano le previsioni all’insegna del…“pecunia non olet”!). Nel 2020 l’astrologa G. Mirti prevedeva su Affaritaliani.it un peggioramento delle borse da aprile, proprio quando i mercati finanziari “iniziavano a riprendersi dalla crisi della prima ondata pandemica”. L’astrologa non ha invece previsto eventi drammatici, sostenendo che “un anno bisestile non porta con sé alcun presagio negativo” (sic!). La COVID-19 risultava dunque sfuggire agli astri da lei consultati così come l’esito delle elezioni negli Stati Uniti. Sulle elezioni USA si è invece impegnata (ma toppando!) l’astrologa russa T. Borsch, secondo la quale l’oroscopo di Trump era più favorevole di quello di Biden e la rielezione del primo doveva darsi per scontata. Nel Regno Unito, l’astrologa D. Frank ha previsto che Meghan Markle e il principe Harry avrebbero avuto un secondo figlio entro la fine dell’anno. E invece la Meghan ha vissuto la dolorosa esperienza di un aborto spontaneo. Dovrebbe stupire che la grave pandemia da virus SARS-Co-V-2 non sia stata prevista in pratica da nessuno, pur trattandosi di una tragedia di dimensione planetaria. Un astrologo, noto personaggio TV, ha previsto anzi che il 2020 sarebbe stato un anno fortunato (SIC!), ma continua imperterrito a vaticinare. In qualche caso c’è stata al riguardo un’allusione generica e ambigua ma, come sottolinea il fisico Stefano Bagnasco, non indovinare nemmeno una previsione “è difficile quanto indovinarle tutte”. Quando un astrologo c’azzecca ciò viene enfatizzato dai media, ma in realtà questo rarissimo evento si diluisce in un numero ampio di fallimenti totali, che non vengono né riportati né tanto meno enfatizzati. Come fanno i media a rifilare giornalmente amenità simili e poi magari auspicare che i cittadini siano critici e si informino prima di giudicare una qualsiasi cosa, una cura omeopatica, un nuovo partito, un nuovo provvedimento, l’opportunità di un vaccino? C’è da chiedersi se non è il caso che almeno la TV pubblica smetta di ospitare giornalmente bufale inconsistenti e diseducative di questo tipo.

Gli oroscopi in TV o sulla carta stampata dovrebbero scandalizzare per l’inconsistenza. Anche il fatto che varino da un giorno all’altro dovrebbe suscitare ilarità come, ad esempio, che un fortunato in amore il martedì non lo sia più il mercoledì o viceversa. Gli astri ci regalano pure previsioni che non riguardano persone ma eventi: arrivo di meteoriti, disastri aerei, terremoti, epidemie non precisate, guerre e via dicendo. il CICAP (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze) si prende la briga di analizzare ogni anno l’esito delle previsioni e invariabilmente riscontra un loro fallimento. Critica aspra andrebbe anche allo spazio che i media danno agli oroscopi, solo perché numerosi lettori, che dicono di non crederci, pretendono di trovarli in TV o nei giornali (che riportano le previsioni all’insegna del…“pecunia non olet”!). Nel 2020 l’astrologa G. Mirti prevedeva su Affaritaliani.it un peggioramento delle borse da aprile, proprio quando i mercati finanziari “iniziavano a riprendersi dalla crisi della prima ondata pandemica”. L’astrologa non ha invece previsto eventi drammatici, sostenendo che “un anno bisestile non porta con sé alcun presagio negativo” (sic!). La COVID-19 risultava dunque sfuggire agli astri da lei consultati così come l’esito delle elezioni negli Stati Uniti. Sulle elezioni USA si è invece impegnata (ma toppando!) l’astrologa russa T. Borsch, secondo la quale l’oroscopo di Trump era più favorevole di quello di Biden e la rielezione del primo doveva darsi per scontata. Nel Regno Unito, l’astrologa D. Frank ha previsto che Meghan Markle e il principe Harry avrebbero avuto un secondo figlio entro la fine dell’anno. E invece la Meghan ha vissuto la dolorosa esperienza di un aborto spontaneo. Dovrebbe stupire che la grave pandemia da virus SARS-Co-V-2 non sia stata prevista in pratica da nessuno, pur trattandosi di una tragedia di dimensione planetaria. Un astrologo, noto personaggio TV, ha previsto anzi che il 2020 sarebbe stato un anno fortunato (SIC!), ma continua imperterrito a vaticinare. In qualche caso c’è stata al riguardo un’allusione generica e ambigua ma, come sottolinea il fisico Stefano Bagnasco, non indovinare nemmeno una previsione “è difficile quanto indovinarle tutte”. Quando un astrologo c’azzecca ciò viene enfatizzato dai media, ma in realtà questo rarissimo evento si diluisce in un numero ampio di fallimenti totali, che non vengono né riportati né tanto meno enfatizzati. Come fanno i media a rifilare giornalmente amenità simili e poi magari auspicare che i cittadini siano critici e si informino prima di giudicare una qualsiasi cosa, una cura omeopatica, un nuovo partito, un nuovo provvedimento, l’opportunità di un vaccino? C’è da chiedersi se non è il caso che almeno la TV pubblica smetta di ospitare giornalmente bufale inconsistenti e diseducative di questo tipo.

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