Recenti dichiarazioni e dibattiti sulla omeopatia, in primis quello tra il farmacologo prof. S Garattini e l’on. Scilipoti (Coffee-break-La7, 5 maggio mattina) e l’intervento a dir poco sconvolgente dell’onorevole  a “Mi manda Rai 3” (venerdì sera 6 maggio), mi impongono di ritornare mio malgrado sui prodotti omeopatici. Per qualcuno, questi prodotti hanno un approccio più curativo e consentono “un’autoguarigione che però richiede tempi lunghi, mentre la chimica guarisce più rapidamente: elimina il sintomo ma non va alla radice del problema “ e, altro vantaggio, “l’omeoterapico non ha effetti collaterali, il farmaco tradizionale può averne”. Si tratta di dichiarazioni che qualsiasi comunità scientifica del mondo, ufficiale (e non autoreferenziale!), troverebbe inconsistenti se non risibili tout court (vedasi una sintesi di dati molto eloquenti pubblicata sul l’AA in marzo 2011). Per farla breve, se la medicina ufficiale si accontentasse di guarire i sintomi senza andare alla ricerca del fattore causale (che purtroppo non poche volte può comunque sfuggire), sarebbe difficilmente spiegabile il perché la vita media sia aumentata così significativamente da quando la medicina ha cominciato a trasformarsi da arte e magia in scienza (senza ancora riuscirci del tutto). Cito spesso al riguardo, in quanto particolarmente emblematico, il caso dell’Helicobacter pylori. Da quando si è scoperto che questo germe è un agente causale dell’ulcera (nel 90% dei casi ) e non ci si è più limitati a “guarire in fretta i sintomi”, l’ulcera sta scomparendo e i giovani chirurgi non sanno più operare o hanno meno dimestichezza a ricorrere ai classici interventi di Billroth 1 o 2. La scoperta dell’Helicobacter pylori, o meglio la sua eradicazione, ha dunque modificato la storia naturale di un malattia che tale è rimasta dopo 2 secoli e più di cure omeopatiche (e da millenni di altra terapia non convenzionale esotica e esoterica). E’ veramente stupefacente come nessuna nuova scoperta riesca a modificare, aggiornandole, le cure non convenzionali e non solo l’omeopatia. Gli esempi potrebbero continuare a centinaia. L’affermazione che l’omeopatia non ha effetti collaterali contrasta poi  anzitutto con la “regola di Osler”,  grande medico, che lapidariamente ha fatto presente che “nessun farmaco” ha un effetto soltanto, cioè a dire che effetti collaterali sono inevitabili e accettabili purché siano molto più irrilevanti della malattie che si vuole curare. Questo vale per ogni trattamento che si dichiari efficace, anche per il preparato omeopatico che fosse dotato di attività specifica. Questa bufala dell’innocuità assoluta farebbe sobbalzare ogni farmacologo o esperto di biometria. In realtà, gli effetti collaterali dell’omeopatia esistono, benché non “diretti” in quanto, dopo la dodicesima ultradiluizione centesimale, dentro le boccette c’è soltanto acqua e null’altro. Esistono però potenziali effetti collaterali “indiretti”, talora molto gravi. Infatti, i benefici fugaci che conseguono alla terapia omeopatica, anche non disprezzabili ma di natura documentatamente placebica, possono far ritardare una diagnosi importante e, peggio ancora, far ritardare una terapia di provata efficacia e sicurezza già a disposizione del medico. Nel mio libro ”Le Alternative” con l’avallo scientifico di Silvio Garattini e di Piero Angela (divulgatore scientifico insignito di Laurea honoris causa in molte università), sono riportati molti esempi che non risparmiano nemmeno la nostra Regione: il 22 maggio 2008 scrivevo proprio su questo quotidiano di Alvise, bambino trentino di 6 anni affetto da fibrosi cistica del pancreas, cui un medico innamorato delle terapie non convenzionali ha sostituito cure salvavita con preparati ayurvedici, comportando un rapido decesso del bambino (l’accusa per il medico è stata in un primo tempo di omicidio colposo e poi, un anno dopo, di omicidio volontario). Altri casi simili in Provincia mi vengono testimoniati da Giorgio Radetti, autorevole pediatra del nostro ospedale e Presidente della Società di Endocrinologia Pediatrica. Se un fautore dell’omeopatia e produttore di prepararti omeopatici avesse un figlio affetto da mucoviscidosi o da grave diabete insulino-dipendente mi chiedo per quale terapia opterebbe. Infine, chi vorrà dare un occhiata alla tabella sintetizzata in base a recenti dati ISTAT, si accorgerà pure che, diversamente da ciò che molti omeopati sostengono, soddisfatto delle cure omeopatiche è solo colui che si sente sostanzialmente bene o che non è oggettivamente affetto da malattie organiche serie. Appena la percezione di salute sfuma, o quando una o più malattie importanti sono davvero presenti, i ”soddifatti” dell’omeopatia  si rivolgono prontamente alla bistrattata medicina tradizionale. La quale ultima- per chi scrive e continuamente ribadisce- è pur essa ancora inquinata da elementi di aleatorietà non diversi da quella complementare-alternativa, rimanendo però-differenza essenziale- sensibile alle correzioni imposte dai progressi conoscitivi, che invece sono totalmente ignorati (e non sempre in bona fide) dai fautori dei trattamenti non convenzionali, immutabili nel tempo e tetragoni ad un doveroso approccio critico ad esclusivo vantaggio dell’ammalato

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