L’autorevolezza di C. Fiocchi, ricercatore italiano ormai radicato a Cleveland mi spinge a  “tradurre” in 10 punti dal medichese una sua attenta rivisitazione (con S. Danese) della colite ulcerosa (CU).

1.La CU è una infiammazione superficiale della mucosa del colon (in Italia circa 70 casi/anno per 100.000 persone), cui conseguono dolori addominali, scariche diarroiche con sangue, muco e febbre in rapporto (non strettissimo) con l’estensione del danno della mucosa che, quasi sempre, inizia nel retto. 2. È ipotizzabile un ruolo causale dei  “fattori del benessere”, quali eccesso di grassi e zuccheri, abuso di farmaci e stress. Protettive sembrano invece, diversamente che nel Morbo di Crohn (MC), le sigarette e la pregressa appendicectomia. 3. Sono pure in gioco co-fattori genetici, ma numero ed eterogeneità dei geni implicati non giustificano uno screening ad hoc per testare il rischio di CU. 4. L’inefficacia degli antibiotici nell’uomo depone contro un origine batterica della CU. 5. Un’anomala reazione immunitaria della mucosa del colon a batteri/sostanze presenti nel lume e alcuni autoanticorpi circolanti sembrano una conseguenza più che la causa della infiammazione. 6. Complicazioni acute sono l’emorragia massiva e la dilatazione abnorme del colon (megacolon tossico), mentre nel lungo termine prevale il rischio di una evoluzione tumorale (dopo 30 anni il rischio è del 20% nelle forme più gravi,  contro il 2% delle forme più lievi). 7. Essenziali per la diagnosi sono la colonscopia e le biopsie attuate durante l’esame. Il danno è comunque limitato al colon (nel MC può invece interessare tutto il tratto digestivo). 8. Il laboratorio è utile ma non specifico. La coprocoltura serve solo ad escludere altre possibilità diagnostiche. Esami speciali (cromoendoscopia, visione a banda stretta e autofluorescenza) facilitano il riconoscimento di lesioni precancerose (displasia). 9. La terapia classica (salazopirina, mesalamina, balsalazide, cortisonici) è attuabile con varie vie di somministrazione. La CU localizzata al retto/sigma può giovarsi della sola via rettale (supposte, miniclismi). E’ confermata l’efficacia di una terapia di mantenimento. 10. Nel paziente che non risponde al trattamento si può ricorrere a immunosoppressori (azatioprina, 6-mercaptopurina), all’ anticorpo monoclonale infliximab e alla ciclosporina per via endovenosa. Queste ultime terapie sono spesso usate per ritardare la colectomia totale necessaria nel 5% dei pazienti con CU grave refrattaria alla terapia o con decorso ”fulminante” o in co-presenza di displasia di alto grado nelle biopsie o di cancro. Conferme e progressi conoscitivi importanti, dunque, ma guarigione ancora lontana senza colectomia che, ovviamente, deve essere l’ultima ratio.

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