Su cortese richiesta di una lettrice in questa rubrica tratto dei calcoli (C) della colecisti e delle vie biliari, ma lo spazio a disposizione mi impone di essere ultrasintetico. I C colecistici sono presenti in circa il 15% degli italiani (più colpite le donne), ma solo un terzo svilupperà una colica biliare. Da ciò si evince che in molti casi tali calcoli sono un reperto casuale in corso di ecografia attuata per altri motivi. Se i C contengono calcio, come quelli formati da pigmenti biliari e non da colesterolo, essi risultano radio-opachi e pertanto individuabili con una semplice radiografia dell’addome senza contrasto (“addome in bianco”). In accordo con linee guida internazionali i pazienti con C asintomatici “non” vanno operati, diversamente da quelli che soffrono di coliche dolorose, specie se ricorrenti e di lunga durata, dovute alla migrazione dei calcoli (possibile solo se sono piccoli) dalla colecisti alle vie biliari. Nei pazienti con coliche ripetute i trattamenti mirano sia a risolvere il dolore intenso in via definitiva (e non solo momentaneamente con antispastici endovena), sia per prevenire complicazioni possibili, in primo luogo la pancreatite acuta (detta “satellite”). In passato, si è tentata la dissoluzione chimica dei C con URSO (limitata solo ai C di colesterolo e solo se presenti alcuni requisiti) che però è risultata insoddisfacente. Sostanzialmente abbandonata anche la frantumazione extracorporea dei C con onde d’urto di varia natura, anch’essa attuabile solo in una minoranza di pazienti. Dopo ambedue questi  trattamenti, anche se seguiti da scomparsa dei C, questi  tendono purtroppo a riformarsi in breve tempo. Efficace è invece la asportazione della colecisti per via laparoscopica (la procedura “con i buchini” sulla pancia) che ha ormai spesso sostituito la via chirurgica tradizionale. Più problematici sono comunque i C nel coledoco, dotto che porta la bile nel duodeno. Dolore a parte, infatti, per i calcoli coledocici il rischio è costituito da: 1) possibile blocco del flusso di bile che così rigurgita nel sangue causando itterizia; 2) maggiore eventualità di pancreatite satellite. Si riporta una frequenza di C del coledoco anche nel 5-10% dei soggetti già colecistectomizzati e nel 18-33% di quelli affetti da pancreatite acuta. Per i C coledocici la terapia si attua con un endoscopio posizionato nel duodeno di fronte allo sbocco del coledoco. E’ quindi possibile incannulare questo dotto biliare ed asportare il calcolo con un apposito cestello (con o senza preventiva frantumazione intraduttale del calcolo). Insomma, per tranquillità degli interessati, le idee circa i calcoli biliari sono standardizzate e le terapie non mancano.

Condividi questo articolo su Fackebook:
  • Facebook