La causa più comune di grave gastroenterite infantile, in particolare tra 6 e 24 mesi, sono gli RNA-rotavirus. La diarrea severa che ne consegue,  specie nei Paesi poveri del 3° Mondo, è ad alta mortalità dovuta alla conseguente disidratazione. Anni fa un vaccino anti-rotavirus veniva ritirato in USA per il sospetto che esso favorisse l’invaginazione intestinale (evento immaginabile grosso modo come un bicchiere richiudibile da gita). Tale rapporto è stato poi smentito, ma l’attenzione al riguardo è rimasta. Due studi su più di 100 mila bambini, hanno opportunamente verificato il rischio invaginazione con l’uso due nuovi vaccini, uno monovalente europeo ottenuto da virus umano attenuato (VA), e uno pentavalente americano da virus bovino riassortito (VB). VA e VB sono stati raccomandati dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) per vaccinare i bambini in più di 50 Paesi in base all’osservato calo in USA dell’80 di ospedalizzazioni e ricoveri d’urgenza dopo la vaccinazione avviata nel 2006. Risultati analoghi si sono registrati in tutti i Paesi in cui la copertura vaccinale è stata adeguata. In Messico, i decessi per diarrea da rotavirus sono diminuiti del 50%. Tuttavia, sia in questo Paese che in Australia e Brasile, dove i benefici vaccinali sono risultati equivalenti, si è registrato un seppur lieve aumento dei casi di invaginazione, per cui l’OMS ha raccomandato una stretta sorveglianza postmarketing nei vaccinati. Due studi indipendenti attuati a questo scopo hanno portato a conclusioni contrastanti in qualche dettaglio, ma  che nel complesso concordi sul fatto che entrambi i vaccini aumentano di poco e in modo similare l’incidenza di invaginazione intestinale. Anche in Australia, dove la ampia copertura vaccinale viene attuata con ambedue i vaccini, si conferma che l’aumento di invaginazione, simile per VA e VB, è effettivamente basso, circa 5 casi per 100.000 bambini vaccinati. Tale rischio non va naturalmente sottovalutato, ma va  contrapposto al rilevante calo di ricoveri ospedalieri, sia normali che di emergenza, e soprattutto alla riduzione cospicua dei decessi. I vantaggi risultano complessivamente così consistenti che le Autorità sanitarie ritengono necessario attuare in età pediatrica un programma diffuso di vaccinazione anti-Rotavirus. Vaccinare 4,5 milioni di bambini in USA significherebbe di fatto prevenire 53.000 ospedalizzazioni e 170.000 ricoveri d’urgenza  e ridurre della metà le morti: vantaggi eloquenti a fronte di poche decine di casi di invaginazione. Sfugge in ogni modo il meccanismo con cui i vaccini  provocano l’invaginazione  e non è nemmeno chiaro se sono solo sottogruppi di bambini a correre questo rischio. Il continuo controllo e la riverifica di nozioni già acquisite è l’ennesimo esempio  di come si muove la medicina seria.

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