“Ematochezia” o “rettorragia” sono termini spesso considerati (impropriamente) equivalenti per indicare una perdita di sangue dal retto. Il sangue che proviene dal colon è rosso, perché rosso è il pigmento (emoglobina) contenuto nei globuli rossi. Se il sangue eliminato è nero (“melena”), l’emorragia origina nelle alte vie digestive (esofago, stomaco, duodeno) e il colore piceo lo si deve alla degradazione dell’emoglobina iniziata già dall’acido gastrico. Se però l’emorragia delle alte vie è massiva pure il sangue dal retto può essere rosso. La gastroscopia potrà rivelare una varice ulcerata dell’esofago o un’ulcera gastro/duodenale o un tumore, mentre la colonscopia svelerà l’esistenza di una colite importante o di  polipo/tumore sanguinante. Tranquillizza, tuttavia, che la causa più frequente di ematochezia nell’anziano siano le emorroidi. Naturalmente, e tanto più se si associa anemia severa, un approfondimento è d’obbligo. A volte la diagnosi è ardua per cause che dipendono prevalentemente dal tipo/sede di lesione sanguinante. Bene hanno fatto pertanto gli internisti dell’Università della Sud-Carolina a dedicare un lungo articolo a tale questione. Il paziente portato ad esempio aveva un deficit emoglobinico del 70%, era pluri-infartuato e in cura anticoagulante per fibrillazione atriale e portatore pure di un dispositivo meccanico (noto con la sigla  LVADs) atto a migliorare la gittata del ventricolo sinistro insufficiente. L’anemia post-emorragica poteva dipendere dalla cura anticoagulante  associata a una lesione di per sé insignificante o da una lesione sanguinante più grave. Previa sospensione di coumadin e cardioaspirina, il paziente era sottoposto ad accertamenti. Solo la video-capsula e la colonscopia evidenziavano la presenza di un angiodisplasia (ANG) sanguinante nel cieco. L’ANG, lesione poco nota ai non medici, è di difficile riconoscimento endoscopico specie se presente nei molti metri di intestino tenue, non visualizzabili con i comuni endoscopi. Di fatto, l’ANG è una dilatazione di sottili microvasi sanguigni, correlata con un’ostruzione cronica delle venule sottomucose. Essa è più comune negli anziani, specie in quelli affetti da insufficienza renale o da stenosi dell’aorta o – nozione recente – proprio in cardiopatici portatori del già citato dispositivo LVADs. A parte la terapia generale di supporto e (se occorre) trasfusionale, la cura specifica di un’ANG non è semplice, e prevede tra l’altro interventi endoscopici di vario tipo alquanto sofisticati. Il sanguinamento intestinale non da emorroidi può dunque diventare una sfida difficile. In pazienti come quello descritto, poi, problema nel problema è la decisione delicata di sospendere gli anticoagulanti in fase di sanguinamento acuto e quella di quando riprenderli dopo lo stop emorragico.

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