“Dispepsia” (D) significa cattiva digestione, ma in realtà la digestione nella D è quasi sempre normale. L’attributo di “funzionale” (F) certifica invece l’assenza di patologia infiammatoria o tumorale. Di DF soffre il 10% della popolazione, per un costo sociosanitario complessivo cospicuo (visite, esami, cure, assenza dal lavoro) che negli USA risulta di 20 miliardi di dollari/anno. Una revisione 2015 conferma l’esistenza di 2 varianti cliniche persistenti o ricorrenti. La prima è caratterizzata dal dolore/bruciore epigastrico e la seconda da peso/gonfiore post-prandiale e sazietà precoce, ma la sovrapposizione dei sintomi non manca. Alla base vi è un rallentato svuotamento dello stomaco per scarsa peristalsi e/o l’incapacità del fondo dello stomaco a “rilassarsi” dopo un pasto, alterazioni per altro non riscontrabili in tutti. La diagnosi esige l’esclusione di ogni patologia organica, in primis tramite gastroscopia e radiografia delle prime vie digestive (molto più utile quest’ultima, per chi scrive). L’approfondimento va necessariamente riservato ai dispeptici con sintomi d’allarme (più di 55 anni, sanguinamento digestivo, disturbata deglutizione, vomito persistente, calo di peso, tumori digestivi in familiari, massa addominale). Tuttavia, anche in questi pazienti a rischio di rado si riscontrerà un cancro. I pazienti (poco informati) sospettano spesso l’Helicobacter pylori, ma in realtà la sua l’eradicazione mostra di avere una efficacia timida e solo nelle variante con prevalente dolore/bruciore, ma non nella seconda con peso  post-prandiale, gonfiore e sazietà precoce. Incerta l’efficacia di omeprazolo e simili, e solo nella prima variante clinica, ciò che contrasta con l’abuso immotivato di questi antisecretivi. Antiacidi, sucralfato, e le cure alternative non sono più efficaci del semplice placebo. I farmaci che agevolano lo svuotamento dello stomaco (“procinetici”), sono pure poco efficaci e non esenti da effetti collaterali. Altri agenti in corso di sperimentazione sono tutt’al più promettenti. Si usano a volte gli antidepressivi ma il successo è soltanto individuale e lo stesso dicasi per la psicoterapia (di realizzazione problematica). Cure così incerte spiegano quanto sia importante far capire al paziente che si tratta di una patologia non grave che non inciderà sulla sua sopravvivenza, spiegazione efficace questa solo se è buono il rapporto tra medico e malato. Utili risultano dei consigli pratici molto semplici, quali assumere pasti piccoli, frequenti e poco grassi a orari regolari, mangiare senza fretta e non sdraiarsi subito dopo mangiato. Solo cibi sempre (non saltuariamente!) mal tollerati andranno evitati. Eventuali farmaci vanno adattati al singolo paziente. Tutto sommato “nihil sub sole novum”. Bandita naturalmente  la “Grande bouffe” alla Marco Ferreri.

Condividi questo articolo su Fackebook:
  • Facebook