L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)  riporta che ogni anno si registra 1 suicidio ogni 40 secondi. Per ogni soggetto che riesce nell’impresa, altri 20  lo tentano senza riuscirci. Nella fascia che va dai 15 ai 29 anni Il suicidio è così la seconda causa di morte e nell’80% dei casi si verifica nei Paesi poveri mediante impiccagione, uso di armi da fuoco e pesticidi. Sono esclusi dal conteggio gli immigranti che abbandonando per mare situazioni drammatiche vanno incontro non di rado a un suicidio involontario. Più allucinanti ancora sono le cifre 2018 dell’OMS, riguardanti non il suicidio ma la mortalità infantile. Cifre che meriterebbero maggiore diffusione perché “occhio non vede cuore non duole” e si preferisce allora  girarsi dall’altra parte per non inorridire. Basti pensare che nel mondo ogni 5 secondi muore un adolescente di meno di 15 anni per cause (ahinoi!) prevenibili. Nel 2017 i ragazzi di età inferiore ai 15 anni deceduti sono stati 6,3 milioni e di questi 5,4 milioni sono morti nei primi 5 anni di vita, mentre i neonati hanno costituito il 50%. Nei Paesi più poveri la probabilità di morire nei primi 5 anni di vita è 60 volte maggiore rispetto all’Occidente. Fortunatamente in Italia la situazione è diversa e inoltre si registra un progressivo miglioramento anche se il censo gioca comunque un ruolo non trascurabile. Tra gli under 5 si è passati da un tasso di mortalità negli anni ’90 di 10 decessi ogni 1000 nati vivi al 3 per 1000, con una riduzione annuale del 3,9%. La mortalità neonatale pure è scesa dal 6/1000 degli anni ’90 al 2/1000 del 2017. L’UNICEF segnala che dal 1990 non sono mancati nel mondo dei progressi nel salvare piccole vite grazie a misure che dovrebbero essere semplici (ma non lo sono affatto!) come acqua potabile, medicinali, vaccini e elettricità. Sempre secondo i dati 2017 la mortalità infantile nei bambini di meno di 5 anni  si è concentrata per il 50%, nell’Africa sub-sahariana, nel 30% nelle zone meridionali dell’Asia e il resto in diverse aree povere del mondo. Particolarmente doloroso è che i bambini muoiano per complicazioni già alla nascita (sepsi neonatale, diarrea, polmonite e malaria) sia prevenibili che curabili. Tra i più grandicelli (5-14 anni) come causa mortis si aggiungano l’annegamento e, curiosamente, il traffico stradale, a prescindere naturalmente da cause belliche. Poco noto, infine, è che più bimbi di meno di  5 anni muoiono se le madri sono poco istruite e purtroppo l’istruzione langue proprio nelle stesse zone. Suicidi e decessi infantili, così diversi per motivazioni, sono di fatto indicatori di una civiltà (?) che lascia molto a desiderare. È vero che ci vorrebbero tanti soldi, ma questi si trovano senza fatica per gli armamenti o per questioni meno vitali come ad esempio eventi sportivi miliardari (tennis, calcio, formula 1 etc) che ricordano tanto il panem et circenses.

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