Una ricerca pubblicata sulla rivista “Science Advances” dimostra chiaramente che esiste la possibilità di esser esposti al fumo, e ai relativi suoi rischi, anche quando si vive in ambienti in cui è vietato fumare. Questo è chiamato “fumo di terza mano”. Fumo “di prima mano” è quello attivo di chi si accende e fuma una sigaretta esponendo sé stesso al rischio, mentre quello “di seconda mano”, noto anche come fumo passivo, è quello che si subisce quando si è in presenza di persone che stanno fumando in quel momento. Fumatori di terza mano sono i soggetti esposti a diverse sostanze tossiche rilasciate dalle sigarette accese che non si sono aspirate, ma che si sono accumulate sulla cute, sugli indumenti e sulle più varie superfici, costituendo ciononostante pur esse un rischio soprattutto per i bambini e, secondo ricerche portate avanti in USA e Germania, non si tratta di preoccupazioni teoriche eccessive. Ricercatori di quei Paesi, rispettivamente della Yale University e del Max Planck Institute, hanno analizzato la composizione dell’aria nei cinema dove da circa 15 anni è vietato fumare, per accertare la presenza di composti organici volatili, spesso indicati con la sigla inglese di VOC (che significa appunto “volatile organic compounds”), collegati con la combustione del tabacco. Poiché è vietato fumare in sala, i composti volatili eventualmente presenti, avrebbero dimostrato il loro trasporto dall’esterno nell’ambiente chiuso. Utilizzando una tecnica nota come spettrometria di massa ad alta risoluzione, si è potuto confermare che l’emissione dei composti volatili coincideva con il momento dell’arrivo in sala degli spettatori del turno successivo, concentrazione che aumentava nel tempo anche se si bloccava il ricircolo dell’aria al fine di impedire l’ingresso di ulteriori agenti volatili dall’esterno. I ricercatori erano in grado di stimare che gli spettatori seduti al cinema venivano esposti all’equivalente del fumo passivo prodotto da 1 a 10 sigarette. Naturalmente, in sale piccole (per esempio cinema di paese, cineclub, circoli privati) non dotati di ventilazione adeguata, l’esposizione ossia il fumo di terza mano dovuto al trasporto all’interno di sostanze da parte di fumatori esterni, risulterebbe ancor più consistente. Sarebbe stato interessante a questo punto fare dei confronti di emissioni di composti organici volatili in ambenti diversi comparabili con i cinema, dotati dello stesso grado di ventilazione e ciò è stato fatto: in una casa di 140 metri cubi la concentrazione dei composti organici volatili potrebbe aumentare di 40 volte, e non è poco, rispetto a quella di case dove non è entrato alcun fumatore. Questo vale naturalmente anche per tutti gli ambienti dove vige il “no smoking”, quali mezzi di trasporto (autobus, metrò, treni) e ristoranti. Ma – domanda superflua – cosa si aspetta a smettere di fumare?

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