A livello mondiale, l’anno scorso si sono registrati quasi 140 mila trapianti d’organo, con un incremento ulteriore del 2,3% rispetto all’anno precedente. Il numero di organi trapiantati è alquanto eterogeneo: circa 90 mila sono quelli di rene (36% di donatori ancora in vita), poco più di 30 mila quelli di fegato (in vita ancora il 19% dei donatori), quasi 8 mila trapianti di cuore, 6 mila di polmone, più di 2 mila di pancreas e 162 di intestino. Clamoroso il trapianto contemporaneo dei 2 polmoni effettuato in maggio al Policlinico di Milano in un ragazzo diciottenne colpito dal Covid-19. Con l’aumentare dei trapianti in qualcuno è affiorato il dubbio che l’organo trapiantato possa modificare la personalità di chi è stato trapiantato, il suo comportamento alimentare, il gusto musicale, le preferenze sessuali, la propria psicologia. Il dubbio è stato sollevato soprattutto per i trapiantati di cuore. Il tema, pur con sfaccettature diverse, è ripreso anche in alcuni film, tra i più noti “Debito di sangue” diretto e interpretato da Clint Eastwood: egli si impegnerà ad aiutare una donna a scoprire il brutale killer di sua sorella perché è grazie al cuore di questa che lui è ancora in vita dopo un grosso infarto. La ventilata influenza dell’organo estraneo sul trapiantato è cosa ben diversa dalla non accettazione dell’organo trapiantato da parte del ricevente che all’inizio magari era favorevole al dono (per il trapianto di mano questo è successo più volte). Una questione prioritaria è tuttavia se questa “percezione” di influenze varie dell’organo trapiantato esiste veramente (e come si spiegherebbe), ma già intuitivamente si comprende che la difficoltà a documentare la poco plausibile influenza sia certamente enorme. Validare una sensazione soggettiva di singoli individui trasformandola in verità oggettiva ha sempre costituito un formidabile ostacolo alla verità. Di indagini scientifiche convincenti, del resto, non ce ne sono e l’ipotesi che la personalità del ricevente possa essere influenzata da un organo anche importante come il cuore donato da altri, concettualmente non regge. È possibile invece che la consapevolezza di avere addosso qualcosa che non è “nostro” sia il vero motivo della sensazione strana del trapiantato. In primo piano, dunque, la psicologia del ricevente, influenzata pure dalle notizie che questi ha del donatore (brava persona? assassino? alienato mentale? di sesso diverso?). Interessante il fatto che i soggetti trapiantati con un organo ricevuto da un donatore vivente sembrano assai meno preoccupati di incorporare aspetti della sua personalità rispetto a pazienti che hanno ricevuto un rene da un donatore deceduto. Questo potrebbe essere in parte dovuto al fatto di sentirsi meno in colpa per la propria sopravvivenza se il donatore è anch’egli tuttora vivente e ha una sua esistenza indipendente e ben conosciuta.

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