Il “Papilloma Virus Umano” (HPV è l’acronimo inglese) causa un’infezione trasmessa prevalentemente per via sessuale. Benché per lo più transitoria e benigna, l’infezione da HPV può provocare lesioni della cute e delle mucose le quali, se cronicizzano per circa 10 anni, possono degenerare in tumori, provocando in primis il “cancro del collo dell’utero” (CCU), al secondo posto nella donna subito dopo quello del seno. Il CCU è l’unico cancro riconducibile a un’infezione. In Italia ci sono poco meno di 4 mila casi, con 12 nuovi cancri/anno ogni 100 mila persone. Incidenza e mortalità per CCU risultano ridotte da decenni grazie all’introduzione del PAP test, ideato dal medico G. Papanicolaou. Il test consiste nel prelievo di cellule del collo uterino fatto da un ginecologo, con una spatola o uno spazzolino. Un istopatologo esaminerà al microscopio le cellule asportate e strisciate su un vetrino per individuare eventuali elementi sospetti. Nella donna, l’HPV può causare un cancro pure a livello di vulva, vagina e ano, mentre nell’uomo le sedi a rischio sono pene e ano. In “area extra-genitale” le sedi a rischio sono la cavità oro-faringo-laringea. Di 120 ceppi di HPV, 12 sono quelli ad alto rischio cancerogeno e i più pericolosi risultano i ceppi HPV16 e HPV18. Meno pericolosi sono i sierotipi 6 e 11, che nel 90% sono causa di verruche e condilomi (“creste di gallo”). Dal 2006 la “vaccinazione anti-HPV” in una popolazione di età tra 9 e 14 anni si è dimostrata un formidabile mezzo di prevenzione primaria. Un vaccino “bivalente” (contro i genotipi 16 e 18) è indicato per la prevenzione delle lesioni precancerose della cervice uterina, della vulva, della vagina e dell’ano. Un vaccino “quadrivalente” (contro i genotipi 1, 33, 45, 52 e 58), è invece indicato anche per la prevenzione delle lesioni pre-invasive nelle sesse sedi. In Europa, nel 2015 è stato autorizzato infine un “vaccino anti-HPV 9-valente” che protegge, oltre che dall’ HPV 6, 11, 16 e 18, pure da altri 5 sierotipi oncogeni. L’aggiornamento 2020 delle Linee Guida sulla vaccinazione anti-HPV tiene conto delle esperienze già raccolte in 15 anni e riprende le precedenti raccomandazioni dell’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) integrandole come segue: 1. La vaccinazione contro HPV è abitualmente raccomandabile all’età di 11-12 anni; tuttavia, secondo l’American Cancer Society, la vaccinazione dovrebbe essere prevista già a partire dai 9 anni, ciò che permetterebbe di prevenire il maggior numero di cancri. 2. Convincere a vaccinarsi tutte le persone di 26 anni non ancora vaccinate contro l’HPV (vaccinazione “catch-up”) avvertendole che in età più avanzata il vaccino risulta meno efficace. Non pochi genitori si sentono a disagio a “parlare di queste cose” con figlie e figli giovanissimi, ma non dovrebbero invece privarli di una tutela anticancro così importante

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