La scarsa consapevolezza dei rischi di chi aspira ogni estate all’abbronzatura, impone di ritornare su questo tema. Partiamo dai  lettini abbronzanti cui specie  alcune donne ricorrono prima di andare al mare. È noto che il rischio di cancro cutaneo in chi si abbronza artificialmente è reale e risulta proporzionale alla frequenza/durata delle sedute ed è più elevato ancora se si comincia in giovane età. E sì che da anni l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC) avverte che i raggi ultravioletti (UV, specie a lunga e media lunghezza d’onda), da cui l’abbronzatura dipende, sono al top tra i fattori di rischio tumorale cutaneo, in primis del melanoma, neoplasia non rarissima ad alta malignità intrinseca. Uno studio non recente su ben 73 mila donne ha confermato che il rischio nel “fare la lampada”, cresce anche per altri due tumori della pelle,  il cancro basocellulare e quello spinocellulare, fortunatamente molto meno maligni sotto il profilo clinico-evolutivo e più facilmente diagnosticabili e rimuovibili. Dal già citato studio il danno degli UV sarebbe lo stesso indipendentemente dalla pelle chiara o scura di chi viene irradiato, ciò che sembra in contrasto con la vecchia raccomandazione alle persone con pelle chiara e capelli biondi di non ricorrere troppo all’abbronzatura artificiale, e di essere cauti anche nell’esporsi al sole quando i raggi  “picchiano” di più. Onde evitare allarmismi inopportuni e ingiustificati, va tuttavia rimarcato che l’aumento del rischio di esposizione agli ultravioletti è in assoluto modesto e che in definitiva i tumori cutanei continuano ad essere rari. È però pure vero che nessuno ci costringe a esaltare tale rischio, specie se per motivi futili. In effetti, il gentil sesso per guadagnare in sex-appeal non è obbligato ad acquisire l’”abbronzatura” naturale di Naomi Campbell, considerando poi che non per tutti gli uomini il fascino femminile aumenta quando la donna ha la pelle scura: Greta Garbo (icona sexy dei  lettori meno giovani), ha stregato per anni i fans oggi più… attempati proprio per il sofisticato pallore e la silhouette. Oltre all’abbronzatura, all’avvicinarsi della stagione balneare, quando il tanga sembra per molte donne la meta agognata, anche il calo del peso in eccesso è uno degli  obiettivi. E ciò non per lungimiranti ragioni salutistiche che, comunque, richiederebbero norme comportamentali non stagionali ma definitive. Questa filosofia “del tutto e subito” spinge inevitabilmente non poche persone di ambo i sessi a farsi abbindolare da diete stravaganti proposte ad abundantiam dai media, ma prive di valenza scientifica e persino pericolose. Il collega nutrizionista Lucchin durante un convegno ricordava che per ogni dollaro speso per promuovere una sana alimentazione se ne spendono 500 per rifilare cibi spazzatura. Cerchiamo di ricordarcelo.

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