Che i soldi non garantiscano la felicità è un antico adagio consolatorio per chi è povero, benché contenga una dose di verità. Per quanto attiene alla povertà vale l’inverso: nonostante questa si può talora essere fugacemente felici ma in generale, quando i soldi scarseggiano, tutto diventa molto più difficile e terribilmente  complicato. Questo vale pure se non soprattutto per quanto riguarda la salute e specie i malati cronici e quelli affetti da cancro in particolare. Questa questione malinconica se non drammatica è molto meno gettonata sui media degli immancabili oroscopi e ovviamente assente nei programmi futili del cosiddetto intrattenimento. Il problema viene invece affrontato in aprile 2021 da “Recenti Progressi in Medicina” (RPM), una delle migliori riviste scientifiche nostrane. Lo studio, cui RPM si rifà, è retrospettivo e riguarda 41.109 pazienti oncologici arruolati in precedenti studi clinici di fase 2 (in questi il farmaco è somministrato a soggetti tumorali volontari) o di fase 3 (in questi nei pazienti viene confrontato casualmente un farmaco con un placebo) realizzati dal Cancer Research Network tra il 1985 e il 2012. Per stabilire il livello di povertà si e ricorso a una serie di informazioni  ricavate dal codice di avviamento postale della abitazione dei malati incrociato con l’ADI,  acronimo che sta per “Indice dell’area di deprivazione” (area cioè dove non sono soddisfatti dei bisogni essenziali). Parametri considerati erano la sopravvivenza globale a 5 anni, la sopravvivenza libera da progressione del cancro e la sopravvivenza specificamente correlata con il tipo di tumore. Venivano pure tenuti in considerazione l’età, il genere, la razza e la residenza dei pazienti in zone urbane o extra urbane. Confrontati con i pazienti oncologici viventi in zone agiate (ADI fino al 20%), quelli viventi in zone particolarmente depresse (ADI 80-100%) facevano registrare esiti di malattia decisamente peggiori per tutti gli indici di sopravvivenza sopra ricordati. I risultati ottenuti risultavano confermati dopo averli aggiustati in base alla situazione assicurativa, al rischio prognostico del cancro specifico e alla residenza urbana o extra-urbana. Anche nei pazienti oncologici che disponevano di assistenza ma penalizzati da un alto livello di povertà emergeva una ridotta sopravvivenza globale. In sostanza, i soggetti con cancro più poveri hanno maggiore difficoltà “ad accedere ai centri di cura e assistenza, ai programmi di screening e al momento della diagnosi la loro malattia è di solito già ad uno stadio più avanzato”. Queste difficoltà di vario tipo, incluse quelle di indole socio-economica (spese per contatti con centri lontani, regolarità dei controlli, assistenza domiciliare, ricorso a badanti quotidiani eventualmente necessari), comporterebbero per i malati oncologici poveri un aumento del 28%  del rischio di morte che non è poco.

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