Paxlovid, primo farmaco anti-COVID approvato dagli enti regolatori, contiene due antivirali: il Nirmatrelvir e il Ritonavir. Il primo inibisce la replicazione del SARS-CoV-2, mentre il secondo (già utilizzato per trattare l’AIDS) fa aumentare i livelli ematici del primo e rendere l’effetto antivirale più persistente grazie ad un blocco della sua degradazione metabolica nel fegato. Oggi, il Paxlovid  (prima disponibile solo nei centri Covid-19) può essere prescritto anche dal medico di famiglia previa compilazione su ricetta elettronica del piano terapeutico AIFA disponibile sul sito dell’Agenzia. L’approvazione nel gennaio 2022 all’uso terapeutico di questo antivirale da parte della FDA e dell’ EMA si è basata su due studi controllati in  doppio cieco randomizzati con Paxlovid contro placebo, condotto in circa 3 mila pazienti adulti ambulatoriali COVID+ sintomatici non vaccinati. A 28 giorni dall’inizio della terapia, nei trattati con Paxlovid entro i primi cinque giorni dall’affiorare dei sintomi, il rischio di ricovero si riduce dell’85%. Secondo la ditta produttrice potrebbe essere attivo anche sulle varianti Omicron del SARS-CoV-2. Candidati alla terapia con questo antivirale sono gli adulti COVID+ ad elevato rischio di peggioramento grave che però non necessitano ancora di ossigenoterapia supplementare. Chi riceve Paxlovid deve avere più di 18 anni ed un test molecolare o antigenico positivo deve assumere il farmaco a distanza di non oltre cinque giorni dall’inizio dei sintomi. Inoltre, il paziente deve presentare pure almeno uno tra i vari fattori che possono aumentare il rischio di aggravamento della COVID: non deve soffrire, ad esempio, di malattie che richiedono di per sé il ricovero e l’ossigenoterapia, non deve avere un cancro né una neoplasia ematologica come leucemia, linfoma o  plasmocitoma. Altri fattori che controindicano l’assunzione del Paxlovid sono l’insufficienza renale cronica, la broncopneumopatia grave, l’immunodeficienza primaria o acquisita, la grande obesità, una grave cardiopatia e il diabete mellito scompensato. La posologia normale di Paxlovid è di due compresse di Nirmatrelvir e una di Ritonavir ogni 12 ore per 5 giorni ma, in caso di insufficienza renale, il dosaggio di Nirmatrelvir dovrà essere di una sola compressa ogni 12 ore. È bene comunque rimarcare con forza che questo antivirale, proposto peraltro soltanto nei gruppi di contagiati di cui sopra e nella finestra temporale ben precisa sopra indicata, non è un vaccino e quindi non previene assolutamente la COVID. Attenzione pure che l’uso di Ritonavir (presente nel Paxlovid) può ridurre l’efficacia dei contraccettivi estro-progestinici, motivo per cui una paziente potenzialmente fertile che assumesse il Paxlovid dovrebbe usare un metodo contraccettivo non ormonale ma di barriera fino a un ciclo mestruale dopo aver interrotto l’antivirale.

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