Di norma la mucosa bronchiale si difende da ciò che si inala in due modi: con la produzione di muco (costituito da acqua per il 97% e da materiale glico-proteico per il 3%) da parte di cellule specializzate e con l’espulsione dell’inalato ad opera di ciglia vibratili di cui sono dotate le cellule bronchiali (non le alveolari!). Le ciglia vibrano a una frequenza superiore a circa 1.000 volte al minuto  spingendo verso l’esterno alla velocità di 1 mm al minuto il muco che ha intrappolato germi e ogni altro irritante. La tosse, di per sé fattore difensivo ma fastidioso/tormentoso, concorre alla sua espulsione che diventa tuttavia problematica se il muco è eccessivo, viscoso e disidratato, per cui attenzione a non esagerare con gli antitosse (“bechici”). Quando il “catarro” raggiunge trachea e faringe, parte viene deglutito e parte espettorato. Un muco quanti-qualitativamente abnorme è un problema molto serio in malattie rare come la mucoviscidosi (o fibrosi cistica pancreatica), ma può penalizzare pure affezioni più frequenti come l’asma bronchiale allergica e la bronchite cronica. A ostacolare  l’espulsione del catarro concorre il fumo di sigaretta che, a prescindere dal rischio cancerogeno, non riduce solo la motilità delle ciglia, ma esercita un effetto pro-infiammatorio e disidratante. Il muco denso è pure particolarmente pericoloso nei soggetti defedati/anziani (ad es. affetti da AIDS o da altre virosi) e specie in quelli intubati in terapia intensiva, nei quali alto è il rischio di infezione batterica e di resistenza agli antibiotici. La difficoltà di studiarne e modificarne le caratteristiche spiega perché siano poco efficaci le terapie mirate a regolarne la produzione e a facilitarne l’espulsione. Molti “mucolitici” a parole, specie da banco, risultano non valutati a sufficienza in studi clinici e la loro efficacia sul catarro è in attesa di prove più solide. Atti a diminuire la secrezione catarrale sono al momento solo i cortisonici (ma per breve tempo), mentre per favorirne la espulsione di qualche utilità risultano i broncodilatatori, sconsigliabili anch’essi a lungo termine, e una serie di preparati a base di acetil-cisteina o di variegato meccanismo d’azione. Alcuni, pur molto usati, risultano più efficaci in vitro che in vivo e, secondo una revisione del “New England Journal of Medicine” di anni fa, vanno pertanto raccomandati senza…entusiasmo. Nella succitata mucoviscidosi, in particolare, oltre all’inalazione di soluzione salina ipertonica (al 7%), si è affiancato l’uso del costoso enzima “Dornase alfa”, che ridurrebbe la viscosità del muco degradando il DNA di batteri/cellule in esso eventualmente intrappolati. In definitiva, sul catarro bronchiale, si sanno parecchie cose in vitro, ma sull’efficacia dei mucolitici in vivo siamo ancora in attesa di solide conferme in studi clinici rigorosi sotto il profilo metodologico.

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