La disinformazione è probabilmente esistita da sempre, voluta da qualcuno per il proprio interesse a costo  di abbindolare altri. A volte l’imbroglio è di poco conto e talora si è persino consci che si tratta di una “fake news” anche quando lo si subisce. Disinformazione “spicciola” è, ad esempio, quella del ristoratore che assicura che il pesce è fresco, appena arrivato, quando sa benissimo di offrire un prodotto surgelato. Oppure l’oste della nota canzone romana “La società de li magnaccioni” che “ar vino c’ha messo l’acqua” da cui il proverbio “Non domandare all’oste se ha buon vino”. Poco male, basterà dirgli “C’hai messo l’acqua, e nun te pagamo!” Ma in sanità la disinformazione comporta eventi e scelte importanti sia per gli individui che per la collettività. Altro ambito in cui le conseguenze di notizie distorte dono comunque drammatiche è la guerra. In tutti e due questi casi per il cittadino comune è difficile capire qual è la verità e poi scegliere, perché deve decidere non su ciò che vede con i suoi occhi, ma su quello che vede con gli occhi altrui. Oggigiorno la disinformazione ha raggiunto il suo apogeo grazie alla radioTV e soprattutto a computer, cellulari e numerosi social dove spesso è problematico appurare pure la fonte. Un esempio ormai storico è quando siamo stati “informati” dai media che Sadam Hussein disponeva di armi di distruzione di massa (e quali non lo sono?) e che perciò bisognava  fermarlo prima di sciagure sanitarie. Quando però esperti dell’ONU inviati in loco non ne hanno trovato traccia, la conseguenza non è stata la correzione sdegnata in molti giornali della precedente notizia infondata, ma solo la “timida” e fugace segnalazione dell’esonero degli ispettori! Ma veniamo alla sanità e al documento recente dell’OMS che denuncia la “infodemia della disinformazione” in questo settore. Le interpretazioni errate o volutamente distorte delle notizie sanitarie -scrive il documento OMS- “aumentano durante epidemie e disastri, hanno spesso un impatto negativo sulla salute mentale delle persone,  aumentano l’esitazione nei confronti del vaccino e possono ritardare la fornitura di assistenza sanitaria”. Nel documento OMS si scopre che  social e media hanno realmente diffuso notizie aleatorie durante le crisi umanitarie in genere, le emergenze sanitarie e durante la stessa  COVID a un ritmo crescente. Purtroppo, per quanto attiene alla pandemia di COVID la “diffusione di notizie inaffidabili …amplifica l’esitazione sui vaccini e promuove trattamenti non provati”. La review OMS ha analizzato ben 31 revisioni sistematiche pubblicate che hanno rilevato in effetti una epidemia di notizie false (“infodemia”) relative alla salute. Per l’OMS, disinformazione significa esplicitamente “informazioni false o inaccurate destinate deliberatamente a ingannare, o anche informazioni fuorvianti o distorte, narrazioni o fatti manipolati e propaganda”. In particolare quattro studi esaminati nel documento hanno quantificato la percentuale di disinformazione sui social media e hanno scoperto che essa raggiungeva “fino al 51% nei post associati ai vaccini, fino al 28,8% nei post associati specificamente al COVID e fino al 60% in post relativi alle pandemie in genere”. Inoltre, ”tra i video di YouTube sulle malattie infettive emergenti, è stato riscontrato che il 20-30% conteneva informazioni imprecise o fuorvianti”. In caso di emergenze questa diffusione di notizie sanitarie distorte è purtroppo accelerata significativamente dal facile accesso a info incontrollate nel PC e più ancora sugli smartphone. In caso di pandemie virali e infettive in genere, disastri ambientali, crisi socio-economiche e, manco a dire, guerre, il cittadino deve dunque confrontarsi con una consistente disinformazione che tra l’altro, come si è detto, è influenzata per circa la metà da motivi puramente ideologici o da pura superficialità. Sul web purtroppo uno = a uno. Per chi scrive, pericolo speciale per la salute che conviene ribadire è che fake news su COVID, guerra Ucraina-Russia e crisi economica conseguente, peggiorino in termini di qualità e di tempistica, specie per i soggetti a basso reddito, soprattutto la diagnosi precoce e l’assistenza ai malati affetti da altre patologie non virali, quali cardio-vasculopatie, tumori e malattie croniche in genere. Ciò concorre a favorire pure il ricorso a terapie aleatorie costose illusorie, prive di ogni validazione scientifica.

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