Durante la presentazione dello studio PATHFINDER al Congresso annuale dell’ European Society of Medical Oncology, il co-chairman Dr. F. André ha fatto delle anticipazioni riguardanti i test ematici per la diagnosi di tumore ancora in fase di sviluppo. Chiamati MCED  questi test mirano a individuare 50 tipi diversi di tumore in pazienti del tutto asintomatici. Essi richiedono un prelievo di sangue grazie al quale si potrebbe rilevare non solo una neoplasia in atto ma anche l’organo dove essa si è sviluppata. Indicativa di un cancro sarebbe la presenza di sequenze peculiari di DNA (acido desossiribonucleico) in cellule tumorali già circolanti anche nei soggetti asintomatici. Tali sequenze ottenute con i MCED rivelano un processo di metilazione (= aggiunta di un gruppo metile -CH3) del DNA tumorale che invece è assente nel DNA non tumorale. Nello studio sopraccitato, un test MCED ha rilevato un segnale tumorale nell’1,4% di 6.621 persone di età di 50 anni o più senza alcun sospetto di tumore e senza alcun sintomo: la diagnosi di tumore già presente è stata poi confermata ma solo nel 38% dei test positivi. Ciò suggerisce una sensibilità dei test (che significa test positivo nei malati con cancro) troppo scarsa: il 62% dei pazienti tumorali sfuggirebbe infatti all’individuazione. Nonostante questo evidente limite l’idea di rilevare mediante test basati su un semplice prelievo di sangue ematici una serie di tumori non diagnosticabili con le tecniche tradizionali è molto promettente. Onde migliorarli in modo da renderli in grado di distinguere con maggiore precisione il DNA delle cellule tumorali da quello di cellule circolanti sane, è però necessario un ulteriore affinamento della ricerca in un numero ancor più elevato di persone. È bene ricordare ai non addetti ai lavori che lo screening è un esame a tappeto su una fascia ampia di popolazione asintomatica proprio allo scopo di individuare dei precursori o dei segni iniziali di una malattia (tumorale o no) che deve ancora svilupparsi. I ricercatori dell’ESMO sottolineano opportunamente che lo screening dedicato ai tumori con i MCED non ha lo scopo di diminuirne l’incidenza, ma  quello di ridurre la mortalità per cancro. A tutt’oggi sembrerebbe tuttavia prematuro affermare che i test MCED diminuiscono concretamente i decessi, conclusione auspicabile per la quale peraltro si richiede ancora un follow-up più lungo. Queste cosiddette “biopsie liquide” non sono in realtà  un’assoluta novità e infatti ne abbiamo già scritto 10 anni fa, in una rubrica dedicata all’“oncologia di precisione”. Ciò conferma l’interesse della ricerca, ma ci dice anche che il percorso da fare è ancora parecchio. I tumori nei quali l’efficacia diagnostica delle biopsie liquide è maggiormente oggetto di attenzione sono in primis il cancro di polmone, seno, stomaco, colon-retto e il melanoma.

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