PRO O CONTRO GLI OGM: CHI GIUDICA? (5/2/08)

La rubrica odierna non si propone di analizzare in dettaglio le ragioni di chi è favorevole o contrario al diffondersi e al consumo dei cosiddetti OGM, organismi geneticamente modificati. Sembra tuttavia logico che su problemi così specifici dovrebbero pronunciarsi solo persone “del ramo” che si basano su dati oggettivi affioranti dalla loro vita professionale. Ed invece, su temi particolarmente scottanti o emotivamente coinvolgenti, si esprimono spesso persone senza competenza specifica. Il cittadino che ne legge sui giornali, o che sente questi pseudoesperti parlare di OGM in radioTV, sarà inevitabilmente indotto a credere ai benefici o (soprattutto) ai malefici di questi organismi senza conoscere, nemmeno a grandi linee, quali sono le eventuali prove a favore o contro. Questo vale non solo per gli OGM, ma pure per altri problemi cruciali del mondo moderno (cellule staminali, nucleare, carburanti bioderivati e via dicendo). Anche noi medici siamo a volte interpellati sugli OGM, ma al riguardo siamo in genere ignoranti e disinformati come la maggioranza della gente e i pareri favorevoli o contrari li daremo (se li daremo) solo in base a “sensazioni“. Ne parlo oggi di questa questione perché giorni fa anche a me è arrivato dal Prof. Francesco Salamini un documento in allegato di posta elettronica che solleva un problema degno di nota. Salamini, già direttore del Max Planck Institut für Züchtungforschung di Colonia ed esperto internazionale di biotecnologie, è dichiaratamente favorevole agli OGM. Tuttavia, non è per sostenere questa posizione – e lo esplicita chiaramente nell’allegato- che egli ha inviato la circolare a tutti i membri della Associazione Galileo 2001. A spingerlo  a scrivere è il fatto che, a suo dire, gli oppositori degli OGM (opposizione del tutto lecita) “neghino sistematicamente la bibliografia scientifica via via disponibile sull’argomento” (silenzio, se comprovato, del tutto scorretto). I dati che certificano l’assenza di nocività per uomini e animali di specifici OGM sviluppati fin ad ora si possono discutere e contestare ma non negare -dice Salamini-, che ricorda anche come “17 società scientifiche operanti in Italia nei campi dell’agricoltura, genetica e sicurezza alimentare…si sono dichiarate favorevoli alla sperimentazione in campo di varietà transgeniche”. Inoltre, e soprattutto, Salamini si lamenta dell’utilizzazione “da parte degli oppositori degli OGM di attacchi diretti al comportamento privato e alla correttezza deontologica degli scienziati le cui opinioni non sono per principio contrarie agli OGM”. Ad esempio, dai “contrari” si suggerisce spesso l’esistenza di cointeresse tra scienziato favorevole e le multinazionali produttrici di OGM o si allude persino a persuasivi pagamenti ad personam da parte delle stesse. Pressati da questi “sospetti” ingiusti e ingiustificati  –dice Salamini-  molti ricercatori e docenti del ramo evitano non di rado di esporsi in dibattiti sugli OGM per non rischiare intromissioni nella loro vita privata o di essere diffamati pubblicamente. Chi partecipa a dibattiti che riguardano scienza e società dovrebbe invece praticare il rispetto delle reciproche posizioni e l’uso corretto dell’informazione scientifica. I media, dal canto loro, “dovrebbero dar spazio alle diverse opinioni e non appoggiare iniziative non obiettivamente documentate”. Chi scrive è troppo impreparato per avere una propria posizione pro o contro gli OGM, ma trova molto corrette e condivisibili le riserve del Prof. Salamini, perché il rispetto verso chi la pensa in altro modo non solo è doveroso, ma può pure risultare vantaggioso per appurare come stanno le cose. Su temi scientifici che hanno grande impatto sulla società, la collettività ha bisogno che le decisioni al riguardo siano prese dalle autorità sulla base di dati oggettivi attendibili, filtrati da dibattiti scientifici seri e in bona fide, e non permeati da motivazioni che nulla hanno a che vedere con la scienza e con l’interesse oggettivo della popolazione.

Titolo originale. Pro o contro gli OGM: chi deve giudicare?

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