Vai ai contenuti

Prof. Giorgio Dobrilla

Primario Gastroenterologo Emerito dell’Ospedale Regionale di Bolzano, Professore a contratto all’Università di Parma.

L’agricoltura biologica si contrappone all’agricoltura industriale. La prima è fautrice della coltivazione nei campi che si avvale unicamente dell’uso di composti presenti in natura escludendo l’utilizzo di sostanze chimiche (concimi, diserbanti, insetticidi) impiegate invece nell’agricoltura industriale. Altra cosa ancora è l’agricoltura biodinamica che coerente con  le teorie di Rudolph Steiner (1861-1925), il padre della medicina antroposofica, aspira ad un’agricoltura “in armonia con la natura” (?). I presupposti della biodinamica, sintetizzati anche da Micaela  Cappellini in Sole 24 Ore, sono sconcertanti: corni di vacca con almeno un parto alle spalle riempiti di letame, fiori di Achillea maturate in vescica di cervo maschio, sotterrati in base alle fasi della luna con l’obbiettivo di incrementare la fertilità del terreno. Già nel 2019 il CNR aveva fortemente criticato che la agricoltura biodinamica, fondata su principi magici, esoterici e priva di vantaggi documentati, venisse inclusa nel progetto di legge dedicato al biologico. Coerentemente la legge sulla agricoltura “bio”, approvata alla Camera il 9/2, ha escluso la ventilata equiparazione tra biologico e biodinamico. Decisive le critiche di società quali: Acc. dei Lincei, Acc. It di Agricoltura, Soc. It. di Agronomia, Federazione It. di Scienze della Vita, Soc. Scientifiche Agrarie e una petizione di 35 mila tra ricercatori e cittadini. Tranchant il giudizio del Premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi, che ha definito l’agricoltura biodinamica ”pratica stregonesca”, avvertendo  inoltre che il marchio “biodinamica” (di proprietà di una multinazionale), con un eventuale riconoscimento legislativo, avrebbe acquisito “un vantaggio competitivo rilevante rispetto ai tanti agricoltori che con onestà, serietà, e sacrificio si sforzano di rispettare i disciplinari dell’agricoltura biologica”. In sintonia la prof.ssa Elena Cattaneo per la quale l’Italia, approvando “l’equiparazione tra agricoltura biologica e una pratica agricola fondata su rituali esoterici e astrologici, sarebbe stata il primo tra i paesi europei a promuovere il pensiero magico in una legge dello Stato”. Significativo, infine, l’intervento del Presidente Sergio Mattarella: lo scorso novembre, all’inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza di Roma, egli ha voluto tranquillizzare il prof. Parisi con queste parole: ”Vorrei rassicurarla sulla agricoltura biodinamica da Lei avversata. È una questione che sta al parlamento e io notoriamente non posso pronunciarmi. Ma posso ben dire che, perché l’equiparazione diventasse legge, vi sarebbero degli altri passaggi, parlamentari anzitutto, che rendono lontana questa ipotesi”. La non-equiparazione per fortuna è passata, contribuendo al rispetto/fiducia dei cittadini verso le Istituzioni e la Scienza, ma almeno due articoli (5 e 8) dovrebbero ancora essere rimossi.

Le conoscenze sono sempre progressive e nozioni scientifiche già acquisite, non solo in medicina, devono essere incessantemente riviste ed eventualmente aggiornate. Ciò vale anche per la COVID-19 relativamente in particolare a nuove mutazioni del SARSCoV2, ai nuovi vaccini, ai contagi in già vaccinati e alle possibili conseguenze cliniche a lungo termine di questa virosi (che ovviamente necessita di un tempo di osservazione più lungo). Piero Bianucci autorevole firma de “La Stampa” ha fatto bene a riportare giorni fa dei dati recenti al riguardo in parte ricavati dal libro “Il lungo Covid” (UTET, Torino) della divulgatrice scientifica Agnese Codignola. Troviamo intanto conferma nel libro che la COVD è una malattia sistemica che può infatti attaccare qualsiasi organo/tessuto dove siano presenti i recettori dell’”Angiotensina2 o ACE2 (immaginiamoli come delle serrature sofisticate) che di fatto sono ubiquitari. Tali recettori dell’Angiotensina2, peptide che aumenta la pressione arteriosa, sono gli stessi che facilitano l’ingesso del SARS-CoV-2 nel corpo intero: polmoni, cuore, reni, fegato, intestino, occhio, orecchio, cute, cervello. Poteva pertanto essere prevedibile che non tutti  i malati di COVID usciti dalla crisi respiratoria, sarebbero tornati rapidamente in piena efficienza. Infatti, dopo l’apparente guarigione non pochi lamentano, dispnea, stanchezza, dolori diffusi, confusione o aggravamento di malattie  croniche come Alzheimer e Parkinson. Possono pure affiorare sintomi inconsueti e con persistenza variabile, come alterazioni del gusto e dell’olfatto. Vengono altresì riportati disturbi del sonno e dell’umore e della motilità gastrointestinale, ma è difficile escludere che certi sintomi siano conseguenze  non della virosi ma dell’ansia di coloro che hanno avuto l’infezione. Sintomi da non sottovalutare se, come  riporta ancora Bianucci,  “Uno degli studi più recenti, quello del Mount Sinai Hospital di New York, ha rilevato che tra i guariti più del 90 per cento soffre di affaticamento, il 74 per cento lamenta annebbiamento mentale, il 65 per cento mal di testa, il 64 per cento tremori improvvisi. Per tutti è molto aumentata la probabilità di  sviluppare diabete e malattie renali o del fegato”. Sinceramente, queste cifre così alte fornite dal Mount Sinai Hospital mi destano qualche perplessità, anche se agli inizi la sindrome post-COVID potrebbe esser stata indubbiamente poco attenzionata. In conclusione, contrastare l’ingresso nell’organismo del SARSCoV2 agendo sul recettore ACE2, come  verificato  tra gli altri dal Dr. P. Piana dell’Istituto Mario Negri, e ipotizzato tempo fa anche dal collega bolzanino R. Quaini, è comunque di interesse. Per chi scrive andrebbe in ogni modo chiarito se il blocco del recettore ACE2, ipotizzabile per la COVID, non influenzi negativamente la pressione arteriosa dei non ipertesi.

Le conoscenze sono sempre progressive e nozioni scientifiche già acquisite, non solo in medicina, devono essere incessantemente riviste ed eventualmente aggiornate. Ciò vale anche per la COVID-19 relativamente in particolare a nuove mutazioni del SARS-CoV-2, ai nuovi vaccini, ai contagi in già vaccinati e alle possibili conseguenze cliniche a lungo termine di questa virosi (che ovviamente necessita di un tempo di osservazione più lungo). Piero Bianucci autorevole firma de “La Stampa” ha fatto bene a riportare giorni fa dei dati recenti al riguardo in parte ricavati dal libro “Il lungo Covid” (UTET, Torino) della divulgatrice scientifica Agnese Codignola. Troviamo intanto conferma nel libro che la COVD è una malattia sistemica che può infatti attaccare qualsiasi organo/tessuto dove siano presenti i recettori dell’”Angiotensina2 o ACE2 (immaginiamoli come delle serrature sofisticate) che di fatto sono ubiquitari. Tali recettori dell’Angiotensina2, peptide che aumenta la pressione arteriosa, sono gli stessi che facilitano l’ingesso del SARS-CoV-2 nel corpo intero: polmoni, cuore, reni, fegato, intestino, occhio, orecchio, cute, cervello. Poteva pertanto essere prevedibile che non tutti  i malati di COVID usciti dalla crisi respiratoria, sarebbero tornati rapidamente in piena efficienza. Infatti, dopo l’apparente guarigione non pochi lamentano, dispnea, stanchezza, dolori diffusi, confusione o aggravamento di malattie  croniche come Alzheimer e Parkinson. Possono pure affiorare sintomi inconsueti e con persistenza variabile, come alterazioni del gusto e dell’olfatto. Vengono altresì riportati disturbi del sonno e dell’umore e della motilità gastrointestinale, ma è difficile escludere che certi sintomi siano conseguenze  non della virosi ma dell’ansia di coloro che hanno avuto l’infezione. Sintomi da non sottovalutare se, come  riporta ancora Bianucci,  “Uno degli studi più recenti, quello del Mount Sinai Hospital di New York, ha rilevato che tra i guariti più del 90 per cento soffre di affaticamento, il 74 per cento lamenta annebbiamento mentale, il 65 per cento mal di testa, il 64 per cento tremori improvvisi. Per tutti è molto aumentata la probabilità di  sviluppare diabete e malattie renali o del fegato”. Sinceramente, queste cifre così alte fornite dal Mount Sinai Hospital mi destano qualche perplessità, anche se agli inizi la sindrome post-COVID potrebbe esser stata indubbiamente poco attenzionata. In conclusione, contrastare l’ingresso nell’organismo del SARS-CoV-2 agendo sul recettore ACE2, come  verificato  tra gli altri dal Dr. P. Piana dell’Istituto Mario Negri, e ipotizzato tempo fa anche dal collega bolzanino R. Quaini, è comunque di interesse. Per chi scrive andrebbe in ogni modo chiarito se il blocco del recettore ACE2, ipotizzabile per la COVID, non influenzi negativamente la pressione arteriosa dei non ipertesi.

La differenza tra scienza e pseudoscienza dovrebbe essere semplice: la prima è “vera” (e capace di incessanti autocorrezioni!) e la seconda, come da prefisso, è “falsa” e incapace di autocorreggersi. Ma se passiamo al pratico, constatiamo che per molti la differenza non è così lapalissiana. Grazie ai media e ai “social” troppi intervengono concorrendo alla confusione senza avere specifica competenza, che è dote rara di una minoranza che di massima scrive poco sui media. Tanti in verità presumono che esista una distinzione tra le due ma, più attratti dal futile, non gliene importa niente, anche se corrono il rischio di  pagare le conseguenze della indifferenza quando si tratta non genericamente di pseudoscienze, ma di pseudo-medicine. Tuttavia, criticare solo i cittadini per il loro disinteresse sarebbe ingiusto secondo lo statunitense Carl Sagan, uno dei più noti astrofisici del Novecento, forse più famoso al pubblico come divulgatore scientifico. Esperto anche di comunicazione Sagan assolve (ma solo in parte!) chi non si preoccupa di distinguere verità da bufale, e addossa invece precise responsabilità pure agli scienziati affermando: ”Se insegniamo solo le scoperte e i prodotti della scienza – non importa quanto utili e persino stimolanti – senza comunicare il metodo critico seguito per arrivarci, come può una persona distinguere la scienza dalla pseudoscienza?” In termini più espliciti, il cittadino deve essere informato almeno che esiste un metodo codificato per giungere a solide conclusioni scientifiche. Dovere dello scienziato, dunque, specie quando divulga e si rivolge a cittadini magari colti e curiosi ma digiuni di metodologie scientifiche, è quello di precisare sempre che i dati segnalati emergono da esperienze multiple o da studi ineccepibili e non da opinioni personali. In medicina, ad esempio, uno dei concetti più fallaci al riguardo è credere che sia possibile stabilire l’efficacia di una cura sulla scorta della differenza tra “prima e dopo”. Un mal di stomaco passa dopo una settimana di assunzione quotidiana del farmaco A, quindi A deve ritenersi efficace. Ma le cause del miglioramento possono essere multiple e non tutte immediate: scomparsa spontanea del male, effetto benefico delle ferie, arrivo di una buona notizia, variazione della dieta, et al. In clinica, ad aiutare la distinzione tra vero e falso (o non provato) ci sono gli “studi controllati” in doppio cieco, basati sul confronto a caso (random) tra una cura ritenuta efficace e il placebo inattivo (ma non inefficace!). Studi che devono inoltre rispettare precisi requisiti statistici. Uno di questi è, in primis, un’adeguata numerosità dei soggetti studiati, senza la quale i risultati rimarrebbero dubbi. Insomma in scienza, e in medicina in particolare, per distinguere il vero dal falso ci vogliono prove e non opinioni e tanto meno promozioni commerciali.

La manipolazione delle informazioni è una tecnica diffusa da chi nei campi più svariati vuole trarre profitti di varia indole. Ambiti privilegiati sono gli eventi bellici, la politica, il marketing e  anche le cure mediche, prevenzione inclusa, non ne sono immuni. La distorsione delle informazioni, obiettivo di fondo per alcuni, è quello di non far capire la verità agli sprovveduti nello specifico, che sono inevitabilmente la maggioranza. Ciò ha fatto sorgere dei dubbi ragionevoli pure sulla effettiva importanza di certi referendum, fatta eccezione per tematiche che toccano direttamente la vita delle persone (divorzio, aborto, fine vita assistito). Quando si tratta di questioni tecniche – OGM o nucleare ad esempio -,  l’informazione sul contenuto dei quesiti referendari può rivelarsi infatti insufficiente a causa dell’inevitabile ignoranza specifica di gran parte dell’elettorato. Alla fine, i soggetti che alle urne ci vanno sono poco informati e incerti, che voti si o no, ed è ignara circa le reali conseguenze del proprio voto. Ad aumentare la confusione, non è raro poi che esperti seri e non certo manipolatori risultino schierati in campi opposti. Emblematico a riguardo, tra i tanti, il dissenso in TV del 2 giugno di due magistrati, G. Santalucia e S. Cassese, circa il voto sui 5 quesiti referendari del recente 12 giugno. Ben più confondenti sono però le posizioni di manipolatori furbi o peggio anora quelle di interlocutori ignoranti ideologicamente settari. Secondo Noam Chomsky, filosofo, scienziato e esperto di comunicazione, 10 sarebbero i momenti essenziali di una manipolazione intenzionale, alcuni riguardanti pure medicina, prevenzione e terapie. Cinque dei 10  esempi: 1. Strategia della distrazione: è un fatto che la guerra in Ucraina, ha cancellato l’attenzione circa la pandemia COVID in quel Paese pur a evidente rischio di maggiore diffusione del virus (per ragioni igieniche dovute alla guerra). 2. Creare falsi problemi: insistere, ad esempio, che i vaccini facciano correre dei rischi astrusi per il loro contenuto fa dimenticare i possibili effetti assai più gravi della non-vaccinazione. 3. Sollecitare l’aspetto emotivo più che la riflessione: testimonianze senza peso individuali e aneddotiche sui media gettonate ben più di dati scientifici oggettivamente validati su grandi numeri (“omeopatia” e altre “cure alternative” docent). 4. Sempre Noam Chomsky: Rivolgersi ai pazienti “come a dei bambini”. Consigliare ad esempio di consultare inutilmente il farmacista in caso di reazioni rare (e pertanto presumibilmente anche a questo ignote!). 5. Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità se questo fa vendere di più. Comune strategia del marketing: molti nomi ad esempio, per lo  stesso farmaco. Ma quanto giova al paziente? Previsioni anti-manipolazione (in qualsiasi campo)?  Ahimè, non mi paiono confortanti.

Facebook Like Button for Dummies