Tempo di vacanze, i voli aumentano e conviene porsi il problema delle garanzie sanitarie dei miliardi di passeggeri in aereo. Già anni orsono esperti dell’Università di Pittsburg hanno studiato retrospettivamente l’incidenza delle emergenze mediche (EM) in chi vola, proprio perché in tali casi l’assistenza in aereo potrebbe incontrare difficoltà peculiari. Le compagnie aeree più importanti prevedono in genere la consultazione via radio di specifici “Emergency call centers”, che dovrebbero aiutare al meglio il personale di bordo. I ricercatori di Pittsburg avevano esaminato i dati di 5 grosse compagnie da cui si evinceva che 10 anni fa le EM in totale erano quasi 50 mila ogni anno, rare in assoluto, ma non impossibili. Gli eventi severi che avevano costretto il pilota ad interpellare i call center erano 11.920. Si trattava di sincopi (37% dei casi), crisi respiratorie acute (12%), nausea e vomito incoercibili (9,5%), angina, infarto e ictus negli altri casi. In aereo è naturalmente previsto un kit di medicine/dispositivi che di massima risulta sufficiente a controllare le situazioni meno gravi e il volo infatti era stato interrotto solo raramente (nel 7% dei casi), comportando un atterraggio d’emergenza. Nei passeggeri critici ricoverati dopo l’atterraggio e in seguito monitorati in ospedale si registrava un decesso solo nello 0,3% dei casi. Nell’ultimo decennio i voli sono aumentati con l’aggiungersi di aerei charter e low cost (che dovrebbero godere della stessa efficienza medica a bordo di quelli di linea). In ogni modo, interruzione del volo e atterraggio di emergenza non vengono decisi solo in base alla gravità e all’intrattabilità a bordo del passeggero, ma anche in base ad altre variabili non trascurabili, quali la quantità del carburante, la rotta eventuale sull’oceano, l’efficienza sanitaria nel territorio sede del possibile atterraggio. Prima di interrompere il volo, comunque, quando il malore del passeggero si rileva di gestione problematica, la regola è di coinvolgere eventuali medici a bordo, l’intervento dei quali per altro non è obbligatorio per legge. Problema aggiunto per il medico a bordo che decidesse di intervenire in volo è che egli deve considerare le eventuali conseguenze pesanti che potrebbero essergli addebitate dagli “avvocati falchi” che si offrono dopo l’atterraggio (solo negli USA?). Un rischio speciale in aereo, infine, è quello corso dalle le donne in gravidanza, anche se la gestazione è decorsa normalmente fino ad allora. Accordo quasi unanime è che la donna incinta non dovrebbe viaggiare in aereo dopo la 36ma settimana per evitare soprattutto il rischio di partorire in aereo, evento che è meglio evitare. Alla donna gravida che si accinge a prendere l’aereo, viene comunque consigliato prima di imbarcarsi il parere di un ginecologo (la cui utilità peraltro non è condivisa da tutti).