I media hanno dato grande risalto allo studio Cosmos condotto dall’Istituto Europeo di Oncologia circa l’efficacia della TAC spirale a basso dosaggio nello screening per il cancro del polmone (CP). Lo studio ha riguardato in 10 anni più di 6 mila forti fumatori over 50 o forti fumatori che avevano smesso di fumare 10 anni prima. La durata della TAC spirale è solo di 6 secondi, le radiazioni sono del 70% più basse di quelle fissate dalle normative e con questo esame si riconoscono tumori anche di solo 0,6 mm. Si è così individuato un tumore in ogni 12 soggetti esaminati e circa il 90% dei nodulini scoperti è risultato asportabile chirurgicamente o ha comportato solo una lobectomia e non l’asportazione dell’intero polmone. La sopravvivenza a 5-10 anni dei pazienti con tumore così diagnosticato è stata del 70%, di gran lunga migliore di quella nei non sottoposti a tale screening (specie per il tumore “peggiore” a piccole cellule). Questi risultati sono di indiscutibile interesse, ma su alcuni rischi e sulla opportunità di spesa per uno screening costoso con TAC spirale non mancano delle riserve. Il commento dei Primari C. Graiff (oncologo) e G. Donazzan (pneumologo) del nostro Ospedale è che gli sforzi dovrebbero concentrarsi soprattutto a prevenire il tumore, convincendo la gente in modo più incisivo ancora a smettere di fumare. Questa prevenzione “primaria”, a costo zero per l’individuo e per la società, è molto più redditizia della diagnosi precoce, dato che il non fumare riduce l’incidenza di CP di quasi il 90%. La riflessione di questi colleghi è condivisa in pieno da chi scrive e coincide con quella di un altro “addetto ai lavori”, GP. Bonatti, Primario radiologo dell’ospedale bolzanino, appena ritornato da un convegno di radiologia negli USA dove si è discusso pure dello screening con la nuova TAC. Pur confermandosi la maggiore sopravvivenza dovuta alla diagnosi precoce di tumori piccoli, lo screening ha sollevato il grosso problema dei falsi positivi (cioè soggetti sani in cui viene sospettato un cancro inesistente) che oscillano tra il 21% (dopo 1 TAC) e il 33% (dopo 2 TAC). Sarebbe grave non considerare le pesanti conseguenze psicologiche di tali soggetti e i costi individuali o socio-sanitari per approfondimenti invasivi che a questo punto diventerebbero inevitabili. C’è insomma da chiedersi se, specie in fase di vacche magre, le risorse non dovrebbero usarsi per potenziare la lotta contro il fumo invece che a rendere più precoce la diagnosi. Titoli trionfalistici sui giornali come “svolta epocale”, effettivamente usati per la TAC spirale a basso dosaggio, possono favorire alibi pericolosi, del tipo “Se anche fumo, ci sono ormai i mezzi per salvarmi dal cancro ”. Errore gravissimo, da non compiere.