Un medico, forse più ancora di un normale cittadino, considera la fame imposta come una grave malattia cronica e trova raccapricciante che tante persone muoiano semplicemente perché non hanno da mangiare e da bere. Per questo mi sento di dover tornare sulle cifre ufficiali di queste morti che si attestano intorno ai 25 milioni (sic!) all’anno, pari a 70.000 ogni giorno e a 50 al minuto. Se poi ci si limita ai bambini con meno di 5 anni di età, le cifre (sottostimate) diventano rispettivamente 6 milioni all’anno, 16.000 al giorno e 12 al minuto. Queste “statistiche”, sono un pugno allo stomaco specie a Natale per il contrasto che c’è tra quella fame vera e letale e lo sperpero natalizio (spesso) futile favorito da “strenne” proposte da concorrenti numerosi sotto varie spoglie. Secoli addietro, c’era Gesù che esaudiva richieste semplicissime e bambini che a Natale si accontentavano di piccole cose. Oggi Bambin Gesù si trova in compagnia di Babbo Natale, Babbo Gelo  Santa Klaus & Company, che ai bimbi (ma anche agli adulti!) portano una valanga di doni arrivando con slitte, tappeti volanti, mongolfiere e persino via mare. E i doni non sono più una bambola, il meccano, un album da disegno, matite colorate, una palla, un monopattino, il cerchietto per fare colorate bolle di sapone, un yo-yo. No, i doni sono un cellulare, una play station, una fotocamera digitale, persino una villeggiatura (compi 10 anni, dove ti piacerebbe andare?). Insomma, per ricordare e festeggiare uno straordinario bambino, così miserello da nascere in una stalla tra un asinello ed un bue, ma così presente col suo messaggio anche dopo 2000 anni, si spendono cifre impressionanti per cose spesso superflue. Licia Colò, su dati reali, ha riferito tempo fa in TV che per i regalucci di Natale si spendono centinaia di “miliardi” di euro e che per impedire i decessi per fame nel mondo basterebbero solo centinaia di “milioni” di euro. Questi sarebbero recuperabili con una maggiore sobrietà da parte di individui e di istituzioni di ogni Paese, se il messaggio di Cristo si traducesse in comportamenti concreti e non fosse sbandierato solo a parole. Non si può pretendere, ovvio, che in giro ci siano molti San Francesco e Maria Teresa di Calcutta, ma è altrettanto vero che a non soffermarsi mai su questa atroce discrepanza tra fame e spreco, si corre il rischio di diventare inconsapevolmente sempre più cinici. E’ succede infatti di considerare “normale” che in un terzo della popolazione mondiale i medici debbano curare l’obesità e le malattie che ne derivano, e che nei restanti due terzi già raggiungere l’età adulta sia una gara vinta solo da pochi. Un tiranno ha detto: “La morte di un uomo è una tragedia, un milione di morti è statistica”. Ho paura che sia vero.