Questa rubrica è dedicata a chi crede che la medicina non sia una professione come un’altra, pur rifuggendo fermamente da stereotipi come quello che il medico deve essere un missionario, che il paziente abbia solo diritti e che la gestione politica della sanità sia troppo politicizzata e sempre da  criticare. 

1.L’assistenza sanitaria è un’impresa scientifica e morale, ma non commerciale. Medici e infermieri non vendono un prodotto, non hanno come interlocutore un cliente che ha gli strumenti per difendersi ed è in grado di fare scelte razionali. Perseguire l’efficienza è necessario, ma tagliare soltanto i costi  in sanità non produce efficienza e certamente non migliora le cure ai pazienti. E’ la dimensione etica degli individui l’elemento essenziale per il successo del sistema.

2.Il fattore chiave che sostiene la qualità dell’assistenza è l’amore: per i pazienti, per la professione…Questa posizione può essere vista oggi come esageratamente romantica, spirituale, poco realistica, naïf o addirittura retorica. Ma se quell’amore, concetto probabilmente troppo impegnativo per il disincanto dei nostri giorni, viene inteso nel suo significato di ”prendersi cura”, ecco che allora appare ragionevole e fondato ritenere che l’assistenza sanitaria non debba mai abdicare a questa dimensione e che nulla di meno sia dovuto, da parte di chi la pratica, a coloro che chiedono aiuto per la propria salute.

    I lettori si chiederanno perché mai in questa occasione mi soffermo con inconsueto tono aulico sulla qualità “teorica” dell’assistenza invece che insistere su problemi apparentemente più concreti (per altro già trattati),  come liste di attesa, dipartimenti, prenotazioni. La risposta è semplice: perché i punti 1 e 2 non sono miei, li ho riportati alla lettera dal commento che Stefania Rodella (Agenzia Regionale, Sanità Toscana) ha fatto del libro ”Il Maestro e le Margherite” (Pensiero Scientifico Editore, Roma 2010) di Avedis Donabedian, armeno-americano. Donabedian, autorità mondiale, ha rivoluzionato con le sue teorie la qualità dei servizi sanitari improntandoli di una dimensione etica che ha incoraggiato e in parte concretizzato i tentativi di umanizzare l’assistenza medica negli Stati Uniti, abortiti fino all’insediamento di Obama. Tutti i medici e gli esperti di management che credono sinceramente alla necessità di razionalizzare e umanizzare l’assistenza devono leggere questo libro. Chi lo farà ne resterà coinvolto e converrà che non si tratta di romanticismo ma di lungimiranza. A me ha fatto stranamente (ma non troppo) riaffiorare la mitica figura del “dottore” delineata ne “Le Veglie di Neri”, di Renato Fucini, libro quasi dimenticato per anni. Una boccata d’aria pulita, in un periodo di smog sanitario poco promettente.