La mucosa bronchiale si difende da ciò che si inala in due modi: con la produzione di muco da parte di cellule specializzate e grazie all’espulsione dell’inalato ad opera di cellule dotate di ciglia vibratili. Il muco (acqua per il 97% e materiale glico-proteico per il 3%) ricopre la mucosa bronchiale ma non gli alveoli polmonari (rivestiti dal cosiddetto “surfattante” che non li fa collabire) e serve sia ad intrappolare particelle, germi e ogni altro irritante inalato che a svolgere azione antibatterica e immunoreattiva. Le ciglia, invece, muovendosi 15 volte al secondo, sospingono il muco dai bronchi più periferici alle vie maggiori alla velocità di 1 mm al minuto. All’espulsione del muco concorre anche la tosse, fattore difensivo di per sé ma causa di non pochi fastidi. Il trasporto del muco da parte delle ciglia si fa problematico se esso è aumentato, viscoso e disidratato. Quando questo “catarro” raggiunge trachea e faringe, almeno per il 30% viene deglutito ed eliminato per via digestiva. Il muco abnorme è un problema molto serio in malattie rare come la mucoviscidosi, ma anche in affezioni più frequenti come l’asma bronchiale (fatto sottostimato da qualche clinico) e la bronchite cronica. A ostacolare  l’espulsione del catarro concorre in particolare il fumo di sigaretta che, a prescindere dal rischio cancerogeno, non solo riduce la motilità delle ciglia, ma esercita un effetto pro-infiammatorio e disidratante diretto. Il muco denso è inoltre pericoloso specie nei soggetti defedati (ad es. affetti da AIDS) e in quelli intubati, nei quali maggiore è tra l’altro il rischio di infezione e di resistenza agli antibiotici. La difficoltà intrinseca di studiare e modificare le caratteristiche del muco spiega perché siano poco efficaci le terapie mirate a regolarne la produzione e a facilitarne l’espulsione. Molti “mucolitici” da banco risultano non valutati in studi clinici affidabili e sono pertanto poco raccomandabili nelle situazioni succitate. Atti a diminuire la secrezione di muco sono al momento solo i cortisonici, mentre per favorirne la espulsione risultano di qualche utilità i broncodilatatori (sconsigliabili per altro a lungo termine) e i preparati a base di acetil-cisteina o simili. Questi ultimi,  pur molto usati, risultano più efficaci in vitro che in vivo e secondo una recente revisione del New England Journal of Medicine non vanno pertanto raccomandati di routine. Nella mucoviscidosi, in particolare, oltre alle soluzioni saline ipertoniche (al 7%) si è affiancato l’uso del costoso enzima “dornase a”, che riduce la viscosità del muco degradando il DNA in esso presente (se c’è intrappolamento batterico). Sul muco, insomma, si sanno molte cose, ma le soluzioni terapeutiche lasciano ancora molto a desiderare.