Se risultassero vere le accuse, la recentissima vicenda riportata dal Corriere di Ragusa (e non solo), sarebbe davvero orripilante. Il prof. Civello, primario di chirurgia toracica dell’ospedale cittadino, noto per aver operato Papa Wojtyla, è stato messo agli arresti domiciliari per colpe molto gravi. Lo stesso provvedimento è stato chiesto dalla Procura anche per tre suoi collaboratori (lasciati momentaneamente a piede libero). Secondo le accuse di alcuni pazienti e gli accertamenti dei NAS, il chirurgo avrebbe commesso una serie di reati. Anzitutto, formulando false diagnosi di tumori inesistenti, il professore convinceva i pazienti della necessità di farsi operare presto e da lui stesso. Se il paziente era disposto a ricoverarsi ai dozzinanti e a sborsare da 3-8 mila euro si sarebbero evitate attese lunghe e per il prof. Civello assolutamente sconsigliabili. Pressioni a parte, risulterebbero asportati organi sani e attuati re-interventi con diagnosi fittizie. Tragica, in particolare, l’accusa di asportazione dell’unico rene funzionante, con conseguente dialisi, in una donna operata per altro per rimozione di metastasi epatiche. Oltre a questi crimini a danno dei pazienti, il primario avrebbe pure registrato interventi mai eseguiti perché, falsificandone il numero, avrebbe potuto così aumentare la quota di operazioni libero-professionali intra moenia. Quindi lesioni gravi, concussione, truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio, queste le contestazioni dei magistrati. Fatti del genere, ripetutamente denunciati su queste colonne, vengono spesso impropriamente additati come esempi di malasanità, ma tale termine è fuorviante. Malasanità significa ambienti di degenza obsoleti, attese inaccettabili, scadente “umanità”, errori professionali, scarsa mentalità dipartimentale negli ospedali, ammissione di terapie non validate, promozioni non meritocratiche e, perché no?, sanzioni troppo timide e tardive sia della magistratura che degli ordini professionali. Al contrario, se i reati commessi a Ragusa risultassero provati, non sarebbero esempi di malasanità, ma di spregiudicata delinquenza comune e dimostrerebbero che si può essere un vero malfattore anche se tra i suoi operati c’é un pontefice. A Ragusa la (probabile) associazione per delinquere vedrebbe coinvolti altri impiegati ospedalieri (amministrazione, servizi). Tuttavia, chiarire le cose e vincere l’omertà, non solo tra i camici bianchi ma in ogni categoria professionale, non è mai facile, perché sono sempre in gioco interessi, timori di rappresaglie o malinteso senso corporativo. Eppure, solo l’espulsione delle mele marce può servire a  conservare totale dignità e fiducia per la sanità (ma ciò vale per ogni corporazione) fatta in massima parte da persone per bene.