L’infezione da Helicobacter pylori (HP) viene contratta solitamente nell’infanzia e specie dalle persone dei ceti più poveri dove più facile è la coabitazione in scadenti condizioni igieniche. Da qui la percentuale di HP-positivi molto più bassa in Occidente che nel Terzo Mondo, soprattutto in Africa. L’HP, resistente all’acido prodotto dal corpo dello stomaco, colonizza inizialmente l’antro gastrico (la zona confinante con il duodeno) ed è un potenziale co-fattore di gastrite cronica, ulcera gastrica/duodenale, cancro gastrico e “maltoma” (una forma peculiare di linfoma). Attenzione, però, perché “potenziale co-fattore” è binomio impropriamente allarmistico, dato che solo una esigua minoranza di HP-positivi vanno incontro alla patologia suddetta e solo con il  concorso di altri co-fattori (genetici, fumo, eccesso di sale). In stime pessimistiche (Dr. McColl) l’ulcera si registra in poco più del 1% degli HP-positivi, il cancro gastrico in 1 su mille e il maltoma in 1 su 10 mila. Ne consegue che la maggioranza dei contagiati “non” andrà incontro ad alcuna rilevante malattia. Accade per altro non di rado che ai pazienti con disturbi digestivi venga detto che i sintomi sono causati dall’HP, ma in almeno il 50% dei casi non è così e l’eradicazione dell’HP non comporta miglioramenti o, se questi ci sono, hanno breve durata. Ciononostante, sembra ragionevole eradicare gli HP-positivi anche se asintomatici o non ulcerosi se si tratta di giovani (c’è maggior tempo per un’eventuale evoluzione neoplastica della infezione), quando l’HP ha colonizzato anche il corpo gastrico e non solo l’antro e/o coesistono nella biopsia lesioni pro-tumorali ben note agli specialisti. Meno imperativa è invece l’eradicazione in HP-positivi anziani e senza addizionali fattori di rischio. La terapia standardizzata per “disinfettare” lo stomaco, prevede un farmaco antisecretivo e  2 (o 3) antibiotici, per 7-14 giorni. L’eradicazione ha successo in circa l’80% dei casi e nei “non-responder” andrà tentato un secondo ciclo, con sostituzione di uno o di tutti gli antibiotici risultati precedentemente inefficaci (ma solo dopo aver appurato che il paziente ha fatto adeguatamente il primo ciclo di terapia!). Nei giovani HP-positivi, in cui il rischio tumorale è praticamente inesistente, molti ritengono sufficiente la strategia del “test and treat”, che si propone di eradicare l’HP anche senza attuare prima una gastroscopia. Il successo andrà  documentato con l’”urea breath test” (test del respiro), dopo almeno un mese dalla conclusione della cura. L’HP ha rivoluzionato comunque la gastroenterologia e sembra perciò ben meritato il Premio Nobel assegnato nel 2005 a B. Marshall e R. Warren scopritori quasi 30 anni fa del batterio e del suo ruolo patogenetico.