Altre volte ci siamo soffermati sui pregi delle “vecchia” aspirina, farmaco il cui successo terapeutico è oggi dovuto più al suo effetto collaterale sull’aggregazione delle piastrine (che viene inibita) che a quello primario antireumatico/antiinfiammatorio/antifebbrile. Si è affermata soprattutto l’aspirina a basso dosaggio (75-100 mg) scelta che conserva l’effetto antiaggregante e contemporaneamente minimizza il rischio di erosioni, ulcere e sanguinamenti nel tratto digestivo. L’efficacia dell’aspirinetta in soggetti che già hanno avuto infarto e ictus è ben documentato (riduzione del rischio di recidiva di circa il 25%) e da qui l’ipotesi, non altrettanto documentata, che l’aspirina possa essere efficace anche in soggetti in salute senza accidenti cardio-cerebrovascolari anamnestici. Che nelle persone sane i vantaggi a lungo termine dell’aspirinetta superino i rischi viene messa in dubbio da varie indagini, non ultima l’analisi di 6 studi condotta ad  Oxford su quasi 100.000 mila soggetti e pubblicata sulla rivista “Lancet”. Da essa risulta che anche in individui senza pregresse vasculopatie  l’aspirinetta comporta una riduzione del rischio ma che tale riduzione è meno della metà di quella osservabile in pazienti con ictus o infarto in anamnesi, troppo poco dunque per compensare il rischio emorragico. Concludere non è facile, anche perché le persone apparentemente sane possono costituire una popolazione con fattori di rischio multipli al di là di quello vascolare. La questione merita però di essere ridiscussa perché a influenzare in concreto la condotta dei cittadini entrano in scena non degli esperti, ma personaggi noti per altri motivi. Questo ruolo emergente di “testimonial” è di massima inopportuno e talora pericoloso. Un cantante o una show-girl famosi (succede!) o un conduttore TV ( (succede!), grazie alla notorietà conquistata sui media, influenzano con le loro dichiarazioni più di quanto riescano a fare ricercatori seri che scrivono su prestigiose riviste, a meno che anch’essi non compaiano sul piccolo schermo (ci ricordiamo di Dulbecco a San Remo?). Ecco allora che anche Fergus Walsh, giornalista britannico noto curatore della sezione Salute e Medicina per la BBC si sente di dichiarare che “lui prenderà comunque un’aspirina al giorno per altri (presunti) 25 anni”, perché tale assunzione cronica riduce, oltre che il rischio cardiovascolare anche quello del cancro. Tale eventualità non è del tutto astrusa, ma la questione vera è se è corretto che i cittadini siano influenzati più da divi della TV che da referenti medici attendibili in grado di soppesare sia la qualità metodologica dei dati pubblicati, sia pro e contro della terapia proposta con sorriso accattivante da testimonial senza specifica competenza.