Nel 2006 uno studio nei ratti della Fondazione Europea di Oncologia e Scienze alimentari  “B. Ramazzini” suggeriva che l’aspartame, un dolcificante “non-zucchero” presente in migliaia di prodotti del commercio, bibite e gomma americana incluse, poteva essere cancerogeno in questi animali. Contrari a questa conclusione si mostravano sia l’European Food Safety Authority (EFSA) che lo statunitense National Cancer Institute (NCI). Del tutto recentemente l’Istituto Ramazzini ha portato ulteriori dati a favore della precedenti tesi per cui è stata presentata una interrogazione ad hoc alla commissione parlamentare europea costringendo l’EFSA a riesaminare tutti gli studi ed eventualmente a rivedere il proprio parere. Sui possibili danni dell’aspartame è venuto ad aggiungersi anche uno studio danese sulle donne gravide assumenti tale dolcificante, nelle quali sarebbero aumentati significativamente i parti prematuri. Contrari alla presunta cancerogenicità dell’aspartame sono da tempo schierati (comprensibilmente o ignobilmente?) sia la Federchimica (che riunisce l’industria chimica nazionale) sia L’Associazione internazionale edulcoranti. Equidistanti da inopportuni pregiudizi, è chiaro che sarebbe grave se si commercializzassero dei cancerogeni per bieco interesse, ma anche se preparati innocenti o utili in certe situazioni venissero ritirati in base a pressioni di un’opinione pubblica sospettosa delle assicurazioni dei produttori solo per ragioni emotive. E’ stupefacente che le persone siano non di rado ultrasospettose quando si tratta di farmaci industriali e credulone invece quando si tratta di terapie non convenzionali così gettonate dai media. L’obiezione dei produttori, comunque, è che le dosi usate nei ratti corrisponderebbero a dosi individuali giornaliere impensabili per l’uomo, quali “10 mila chewing gum, 40 litri di bibite, 200 dolcetti all’aspartame, o 300 bustine di aspartame”. Si dovrebbe insomma superare ogni giorno di 50 volte, e “ad infinitum”, la dose abitualmente assunta. In attesa di un una conclusione convincente, l’Isituto Ramazzini continuerà le ricerche anche su dolcificanti diversi dall’aspartame, alcuni noti e altri meno come l’acesulfame K (potere dolcificante pari a quello dell’aspartame,  200 volte maggiore di quello del saccarosio e la metà di quello della saccarina) , il ciclamato (30-50 volte più dolcificante del saccarosio), il sucralosio (2 volte più dolcificante della saccarina) e la “vecchia” saccarina (300 volte più dolcificante del saccarosio). Tali composti sono all’attenzione anche dello International Agency for Research on Cancer. Promemoria ragionevole: i ratti non sono uomini e, in attesa di saperne di più, perché non evitare/ridurre lo zucchero e basta?