Sull’ultimo numero della prestigiosa rivista “Cell” (la cellula) vengono riportati risultati che ribaltano una concezione largamente diffusa circa lo sviluppo del cancro. Generalmente si assume che il cancro sia la conseguenza di una alterazione genetica, congenita o acquisita, con il frequente concorso di fattori ambientali (cancerogeni alimentari, additivi, fumo di sigaretta, tossici industriali). Si pensa pure che lo sviluppo tumorale avvenga “a tappe”, con accumulo progressivo di aberrazioni cromosomiche e mutazioni multiple. Ebbene, uno studio del dr. P. Campbell a capo di un team di ricercatori di Cambridge, dimostrerebbe che un tumore può nascere anche in poche ore come conseguenza di un singolo evento catastrofico cromosomico. “Catastrofico” significa che possono realizzarsi nello stesso momento centinaia di rotture nel DNA costitutivo dei nostri cromosomi. A questo danneggiamento multiplo la cellula di regola reagisce con una serie di riparazioni cromosomiche ma, “nella fretta” questi aggiustamenti invece che essere utili possono favorire l’alterata proliferazione cellulare. Fortunatamente, questo pericoloso “riarrangiamento” di DNA osservabile in tumori diversi (particolarmente interessati  i cromosomi  9 e 13 dove sono situati numerosi oncogeni) sembra avvenire in non più del 2-3% dei casi, ma per i tumori delle ossa questa percentuale sale al 25%, ed è quindi osservabile in un caso su 4. La natura dell’evento catastrofico deve essere ancora precisato, ma per la incidenza così alta nei tumori ossei si sono sospettate le radiazioni ionizzanti (ma a rigor di logica per chi scrive dovrebbero allora essere maggiormente favoriti i tumori cutanei). La tecnica che ha permesso di dimostrare la rottura in centinaia di frammenti di uno o più cromosomi di una singola cellula è una tecnica particolarmente sofisticata diversa da quella usata più abitualmente per studiare il danno cromosomico. Solo così ad esempio si è scoperto in un cancro del colon la “esplosione” del genoma in un singolo cromosoma che  ha comportato ben 239 rimaneggiamenti e in un tumore osseo la mutazione concomitante di 3 singoli geni atti a sopprimere lo sviluppo tumorale (oncosoppressori). I risultati hanno stupito prima di tutto gli stessi ricercatori: “The results astounded us”, ha dichiarato laconicamente il Dr Campbell. Mi piace ricordare che il Wellcome Trust Sanger Institute, presso cui l’ematologo Campbell porta avanti le ricerche, è un ente indipendente da interessi commerciali che viene supportato da fondazioni no profit che credono nella scienza e nei benefici che ne possono derivare. Chissà che questa “mania” contagi anche il nostro Paese dove i Paperon de’Paperoni sono tanti ma pochi coloro che  finanziano la ricerca. E lo Stato?