E. Lannutti, leader dell’ADUSBEF ha presentato al Senato (seduta 517, 9/3/2011) un’interrogazione al Ministro della Salute in merito ai prodotti Activia e Actimel. Grazie ai probiotici che contengono (Bifidus Actiregularis nel primo, e Lactobacillus Casei Defensis nel secondo) essi dovrebbero rispettivamente regolarizzare l’intestino e rinforzare le difese immunitarie. L’interrogazione nasce soprattutto da un Editoriale del Dr. D. Raoult (Nature Reviews Microbiology, 2009), secondo il quale “gli yogurt imbottiti di probiotici propinati da più di 20 anni avrebbero gran parte di responsabilità nell’epidemia di obesità che colpisce i bambini”. Nell’interrogazione viene pure ricordato che questi probiotici sono “utilizzati da tempo negli allevamenti industriali…per far ingrassare più velocemente maiali e polli”. Per questo il Dr. Raoult auspicava già nel 2009 ulteriori verifiche prima che tali fermenti potessero usarsi ad alte dosi nell’uomo. Data la serietà del problema, si chiede al ministro di chiarire se esiste un “rischio obesità” in chi assume Acitvia e Actimel, protagonisti di spot pubblicitari su tutte le reti TV. Una certa “disinvoltura” promozionale dell’azienda viene comunque riferita in aprile dall’ADUC (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori), che rivela come la Danone avesse già rinunciato alla “domanda di autorizzazione presso l’Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare (EFSA) di Actimel e Activia”, annunciando di voler modificare “in tutta Europa (come già fatto in Francia) la sua pubblicità impostata sui supposti benefici per la salute dei propri prodotti”. Le prove dei benefici dichiarati da Danone erano infatti ritenute insufficienti dall’EFSA. Del resto, già in ottobre 2010 la stessa azienda era stata sanzionata per pubblicità ingannevole dall’Agenzia di controllo britannica con riferimento ad uno spot pubblicitario in cui si affermava come “scientificamente dimostrato che Actimel aiuta a sostenere le difese naturali dei vostri bimbi”. Su Il Sole 24 ore (12/3) il giornalista R. LaPira conferma che “anche negli USA la pubblicità dei 2 yogurt è stata censurata” e che la Danone ha dovuto pagare 35 milioni di dollari ai consumatori perché “nei messaggi prometteva un rafforzamento delle difese dell’organismo e un miglioramento del transito intestinale” non dimostrati in modo adeguato. Tuttavia, LaPira precisa opportunamente come le sanzioni non riguardino l’obesità infantile, che per il giornalista, in accordo con Assolatte, è solo la “bufala” di una segretaria di un Ospedale di Ginevra. Pubblicità ingannevole a parte, è dunque auspicabile che la risposta del Ministro (quando?) chiarisca in modo inequivocabile se esiste davvero un rischio obesità in chi assume i due yogurt per anni.