Che l’uso dei cellulari possa aumentare il rischio di un tumore cerebrale è una questione non nuova che si ripropone dopo il rapporto di fine maggio dello IARC, l’Agenzia per la ricerca sul cancro dell’OMS. In base alle più importanti ricerche sull’argomento lo IARC ha concluso che il cellulare può considerarsi un possibile agente di tumore cerebrale per cui il cellulare bisognerebbe precauzionalmente usarlo poco e con l’auricolare. Come i protagonisti di G. Orwell nel suo “Animal farm” anche i cancerogeni “sono tutti uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri”. Quattro sono infatti per lo IARC i tipi di cancerogeno. TIPO 1: evidenza della cancerogenicità giudicata “sufficiente” (ad es. amianto e fumo di sigaretta). TIPO 2A: evidenza ”limitata” (ad es. scarico delle macchine). TIPO 2B (includente i telefonini): evidenza più ridotta rispetto a quella del 2A. TIPO 3: evidenza inadeguata, fattori “probabilmente non cancerogeni.” TIPO 4: fattori per i quali l’evidenza è di “non cancerogenicità”. E’ chiaro in ogni caso che il giudizio sul rischio telefonini risente di variabili molto influenti: il tipo dei cellulari, l’età dell’utente, l’età di inizio del loro uso, la durata complessiva delle telefonate, la predisposizione al tumore dei soggetti. Inoltre, come sottolinea l’epidemiologo R. Saracci membro italiano dello IARC, non è facile estrarre dati perentori da studi basati su questionari telefonici e senza piena collaborazione delle aziende telefoniche tenute alla privacy degli utenti (a prescindere da possibili interessi). Sembra così comprensibile la prudenza del nostro Ministero che farà probabilmente valutare al Consiglio di Sanità il rapporto dei 31 Scienziati dello IARC. Non tutti gli esperti del resto sono convinti del “rischio cellulari”, notizia che è fonte comunque di ansia e reazioni emotive. Sarebbe in effetti esilarante che un fumatore, tranquillo per le sue 40 sigarette al giorno, si agitasse quando telefona! A confondere ulteriormente le idee del cittadino c’è il documento della Società oncologica australiana (aprile 2011, 123 pagine!) dedicato agli astrocitomi e oligodendrogliomi cerebrali. Nel paragrafo sulle cause, si indicano i seguenti fattori di rischio: raggi-X e gamma, invecchiamento, sesso maschile, predisposizione genetica. Circa le radiazioni elettromagnetiche dei telefonini, invece, si scrive testualmente che ”la maggior parte degli studi su soggetti che usano anche pesantemente i cellulari non mette in luce nessuna correlazione”. Solo con i telefonini di prima generazione sarebbe riscontrabile un aumento “lieve” di tumori cerebrali benigni. Come concludere? In attesa di saperne di più, un saggio ha proposto: “E se ci si limitasse a non regalare il cellulare agli under 15”? Apriti cielo!