Sul blog http://dottprof.com, Luca DeFiore AD del Pensiero Scientifico Editore, riporta notizie piuttosto sorprendenti riguardanti alcuni specialisti medici. Da una ricerca dei Primari Oncologi Ospedalieri (notizia ripresa anche dal Sole 24ore Sanità) risulterebbe infatti che parte di essi, se si ammalasse, non si farebbe curare da oncologi più famosi ritenuti super-esperti del ramo. In ambito cardiologico, l’epidemiologo Perucci ha riferito di recente che in base ai successi concretamente ottenuti nelle unità coronariche non pochi colleghi infartuati si rivolgerebbero a centri meno ricchi di luminari famosi, ma più efficienti e rassicuranti. L’aria che tira per gli “esperti” sembra insomma piuttosto brutta e lo si evince pure da varie pubblicazioni. Nel volume “Wrong”, D. Freedman (Statistico, Università di California) scrive ironico che “gli esperti sono di grande aiuto tranne che quando sbagliano”. G. Kawasaki (psicologo, ex-dirigente della Apple Computer) peggiora ulteriormente il profilo dei grandi nomi affermando che “i problemi con gli esperti non nascono quando sbagliano ma quando barano”. In realtà, non mancano gli esperti responsabili, dotati di autocritica e capaci di correggere eventuali errori, i quali non si meritano certo questo sarcasmo. Per DeFiore il paziente, anche se medico, può in ogni caso ricorrere a regolette utili a capire la serietà dell’esperto consultato. Ad esempio, è consigliabile una certa cautela se il luminare propone una cura  troppo innovativa, se il trattamento è “troppo bello per essere vero”, se il consiglio lo si ricava da fonti “prestigiose” ma imprecisate. Altro campanello d’allarme è quando la terapia è ”supportata da qualcuno che potrebbe avere dei vantaggi se la gente ci credesse”. Ed è bene anche non fidarsi se l’esperto porta a supporto testimonianze generiche difficilmente controllabili. Al riguardo, lo psichiatra e scienziato britannico Ben Goldacre, citato nel blog, insiste che “The plural of anecdote is not data”, vale a dire che riferimenti aneddotici edificanti concernenti qualche luminare, non sono attestati oggettivi della sua bravura. Ancora, dovrebbero sollevare qualche dubbio le terapie che vengono descritte di facilissima realizzazione o se il superspecialista impone un cambiamento troppo rapido di abitudini radicate da tempo. Frasi del tipo “lei non dovrebbe fumare da subito” o “deve smettere di essere così nervoso” sono improbabili se l’esperto è davvero tale e mira soprattutto ad un proficuo rapporto con il paziente, collega o meno. Infine, ultimo elemento di diffidenza nei confronti del grande nome, è se l’esperto suggerendo un trattamento risulta del tutto indifferente  ai costi che invece diventeranno una voce sempre più cruciale nella sanità del futuro.