“Slow food”, la cucina lenta centrata sul cibo buono, pulito e giusto ha fatto proseliti, ma non tra i fornelli bensì in…Medicina. A fine giugno si è presentato ufficialmente a Ferrara il progetto “Slow Medicine” (SM), ideato da 16 esperti di varia qualifica (medici del lavoro, esperti di counselling e comunicazione, igienisti, direttori sanitari, psicologi e psicoterapeuti). L’obiettivo di SM è di sfruttare esperienze diverse al fine di promuovere una medicina più “sobria, rispettosa e giusta”, centrata sul paziente che non dovrebbe né essere trattato sbrigativamente, né risultare solo un ricettacolo di esami e farmaci. In concreto, per i fautori di SM “sobria” significa che i medici dovrebbero consigliare solo esami e cure della cui efficacia si è certi, essendo inoltre convinti che “fare di più e più velocemente” non costituisce automaticamente il meglio per il paziente. E’ d’altronde appurato che gli esami inappropriati (=inutili) sono frequenti proprio perché il tempo dedicato al paziente è scarso e il medico vuole evitare eventuali contenziosi medico-legali derivanti dal mancato approfondimento. Tuttavia, per umanizzare il rapporto con il paziente e nel contempo ridurre le spese dovute agli esami inappropriati bisognerebbe per SM aumentare (non tagliare!) gli organici, distribuendo onestamente i carichi di lavoro tra i medici di medicina generale operanti sul territorio e gli specialisti, ospedalieri e non. I fautori di SM insistono sulla necessità di un ottimale rapporto medico-paziente senza il quale la prestazione diventa inevitabilmente “fast medicine”, medicina frettolosa poco centrata sul singolo paziente (che per altro al buon rapporto deve concorrere attivamente). Queste posizioni non vogliono avere un significato critico nei confronti dei progressi  tecnico-diagnostici ai quali è doveroso riconoscere un ruolo decisivo nell’attuazione di una medicina basata sulle evidenze. Si tratta però per SM di applicare queste tecniche in modo oculato, con l’impegno, inoltre, di verificare se gli esami e le cure prescritte hanno davvero prodotto benefici clinici. Solo così secondo i fautori di SM si potranno evitare spese inutili e costose per la società garantendo nel contempo ragionevoli cure personalizzate. E’ impossibile non condividere tali finalità, ma chi scrive è piuttosto perplesso circa la realizzabilità concreta nell’immediato del progetto SM. Pure i bravi medici che certo non mancano, già convinti della necessità di una “medicina lenta”, sono oggi sollecitati più alla“quantità che alla“qualità delle prestazioni e l’aumento degli organici è solo un auspicio. Uno dei requisiti sarebbe l’aumento dei fondi  destinati alla Sanità, ciò che al momento sembra del tutto improbabile. Spero di sbagliarmi.