Con il titolo “Rapido aumento di sanzioni penali e civili contro l’industria farmaceutica dal 1991 al 2010” l’Associazione Public Citizen (APC) ha pubblicato dati relativi a 9 differenti tipi di violazioni commesse negli USA dalle aziende farmaceutiche nel ventennio succitato. Gli illeciti sono molto eterogenei: aumento ingiustificato dei prezzi di medicinali previsti dal governo per la salute pubblica (80%), promozione dell’“off label”, cioè dell’uso di farmaci al di fuori delle indicazioni ufficiali (47%), creazione di “cartelli” per mantenere il monopolio di mercato dopo scadenza dei brevetti (20%), corruzione per implementare le vendite (17%), distribuzione di medicinali non autorizzati (1%). E non mancano altre voci, quali occultamento degli studi clinici che risultano sfavorevoli alle aziende, vendita di prodotti non rispettosi dei requisiti di qualità richiesti dalla FDA, violazione della normativa per il rispetto ambientale, evasione fiscale. Il documento rivela ben “165 procedure illecite ciascuna con multe superiori a 1 milione di dollari per un totale di 19,8 miliardi”. Il fenomeno non sembra in calo ed infatti il 73% degli illeciti si è registrato negli ultimi 5 anni. Eloquente dimostrazione del fenomeno è pure l’impennata delle sanzioni: da 10 milioni di dollari nel 1991 si è passati a 4.410 milioni di dollari, con un incremento percentuale secondo APC del 44.000%. Ad aver commesso gli illeciti sanzionati risulterebbero essere 13 delle principali aziende mondiali. Le prime quattro industrie sul banco dei condannati, indicate da APC, sono nell’ordine la GlaxoSmithKline (multa totale di 4,5 milioni di dollari per violazioni prevalentemente finanziarie), la Pfizer (l’azienda del “Viagra”, multa di 2,9 miliardi per corruzione e promozione dell’uso off label); la Eli Lilly (1,7 miliardi, per incentivazione dell’off label); la Shering-Plough (multa di 1,3 miliardi per prodotti senza i requisiti di qualità richiesti dalla FDA). Seguono altre ditte pure molto note come Bristol Meyers, Astra-Zeneca, Merck, Serono, Novartis. L’incremento delle sanzioni specie negli ultimi anni è dunque consistente, benché per taluni esso potrebbe suggerire una migliore qualità dei controlli più che un aumento dei comportamenti illeciti. Al contrario, per APC è il sistema di controllo ad avere delle falle facilmente sfruttabili al fine di aumentare i profitti con espedienti di vario tipo. Pertanto, per un impatto dissuasivo più significativo, le multe alle aziende dovrebbero essere secondo APC molto più pesanti. Ovviamente, non sono in discussione gli indubbi meriti delle aziende farmaceutiche per la salute dell’uomo, ma l’obbligo di rispettare le normative vale anche per esse. “Dura lex sed lex”: ma è poi così?