Le cifre recentissime (luglio 2011) dell’Istituto inglese Cancer Research confermano dati già ben noti relativi al cancro del colo-retto (CRC) e forniscono pure qualche dato nuovo sicuramente valido anche al di fuori del Regno Unito. Intanto, dagli anni ’70 il rischio di cancro del colon-retto è aumentato ma in modo ineguale: nei maschi l’aumento è del 50%, nelle femmine del 25%. In termini assoluti, le diagnosi di CRC nel 1975 e nel 2008 sono state rispettivamente 11.800 versus 21.500 negli uomini e 13.500 versus 17.400 nelle donne. Il Dr. Peter Sasieni, responsabile della ricerca, sottolinea che “Poiché la gente vive più a lungo di una volta, il numero di coloro che ammaleranno di cancro del colon è destinato ad aumentare.” Per cui “nei prossimi 10 anni il numero degli over 50 e 60 a maggior rischio sarà molto più elevato”. Notizie apparentemente poco incoraggianti, ma nel rapporto ci sono anche segnalazioni di segno positivo, specie per i “veterani”. La prima, è che in coloro che hanno superato la settantina e che non si sono ammalati in precedenza di CRC il rischio di sviluppare questo tumore è minore di quello che essi avevano alla nascita. La seconda buona notizia è che all’aumento dei casi tumorali legato all’aumento progressivo della vita media, si contrappone un consistente calo progressivo dei decessi per CRC. Questa contraddizione è solo apparente e la spiegazione intuitiva dell’apparente paradosso sta nella precocità della diagnosi che oggi è una realtà più frequente rispetto a quanto accadeva negli anni ’70. Questo vantaggio corre in parallelo con il diffondersi della colonscopia e con le campagne informative messe in atto da molte istituzioni circa l’utilità di questo esame nella popolazione a rischio medio (sopra i 50 anni). Ciononostante, ancora troppi pazienti che dovrebbero sottoporsi allo screening non lo fanno. Un ultimo aspetto positivo ben noto ma ribadito con forza dal Cancer Research è che il soggetto che invecchia può egli stesso mettere in atto fondamentali misure di prevenzione. Queste consistono nell’evitare il sovrappeso grazie ad un quotidiano movimento fisico e ad una dieta non restrittiva ma sobria (adeguato contenuto di fibre, limitazione delle carni rosse e dei cibi conservati, abbondanti verdura e frutta), nel moderare gli alcolici e nell’abolire il fumo. Questi rilievi validi ovviamente non solo per gli inglesi ci consegnano scenari tutto sommato incoraggianti, in quanto sacrifici di per sé piuttosto modesti (colonscopia quando occorre e regolette di vita) da un lato diminuiscono significativamente il rischio di CCR e, dall’altro, aumentano le possibilità di cura e persino di guarigione definitiva se il tumore viene individuato per tempo.