La mortalità per cirrosi epatica spesso non è dovuta alla ridotta funzione del fegato, ma al sanguinamento delle varici esofagee (VE) presenti nel 50% dei cirrotici. Fino agli anni ‘80 la mortalità a 1 anno per rottura di VE oscillava tra il 40 e il 70%. I progressi negli ultimi decenni hanno migliorato molto la qualità di vita dei cirrotici, anche se i benefici sulla quantità di vita, specie nella cirrosi avanzata, rimangono incerti. Per bloccare il sanguinamento, il gastroscopista può sia sclerosare le VE (come si fa per le varici delle gambe), sia legarle con appositi lacci. La sclerosi di tutte le varici (“eradicazione”) allontana per il momento il rischio di una recidiva emorragica. Per prevenire il primo sanguinamento diminuendo la pressione vigente nelle VE, è necessario ridurre quella presente nella vena porta con la quale il sangue proveniente dall’intestino è convogliato al fegato. Nel cirrotico, a causa del sovvertimento epatico, il sangue fatica ad attraversare il fegato, ciò che comporta un aumento della pressione sia nella porta che nelle vene che stanno a monte, tra cui in primis quelle dell’esofago. Il calo pressorio portale lo si può tentare con dei farmaci (con risultati poco soddisfacenti) oppure creando per via chirurgica comunicazioni (shunt) tra vena porta e vena cava, in cui vige una pressione più bassa. Grazie a tali shunt le VE non si “rompono”, ma a prezzo di un maggiore rischio di pre-coma o coma (“encefalopatia porto-sistemica”), perché il sangue non filtrato dal fegato non viene depurato da composti neurotossici. Un progresso nei cirrotici gravi è il TIPS (“Trans-giugulare Porto-Sistemico Shunt”), che però andrebbe attuato “precocemente” in corso di sanguinamento e non “dopo” il flop di altre procedure. Il TIPS precoce, attuato in anestesia locale da un radiologo con esperienza specifica, prevede l’inserimento di un sondino nella vena giugulare del collo e poi nell’atrio destro, quindi in una vena sovraepatica e infine, attraverso il fegato, nella vena porta. L’intervento, sopportato dal paziente meglio degli shunt e meno penalizzato dalla encefalopatia, risulta utile pure per trattare l’eventuale versamento di liquido nel cavo peritoneale (ascite). Il TIPS precoce viene fortemente caldeggiato in un recente studio multicentrico di ricercatori europei, per i quali è proprio la precocità di questa procedura che consentirebbe in cirrotici con sanguinamento in atto un’emostasi immediata nel 93% e, soprattutto, un calo di mortalità a breve termine: 97% di sopravvivenza contro il 67% di pazienti trattati in altro modo. Il 30% in meno di decessi sottolinea da solo l’importanza della radiologia interventistica purché fatta da veri esperti di questa procedura.