“Non mandare mai a chiedere per chi suona la campana; essa suona per te”. È una riflessione del poeta inglese John Donne resa celebre da Hemingway nel suo romanzo forse più famoso. Confesso che ho immediatamente pensato con sgomento a questa epigrafe introduttiva del volume quando ho saputo di Claudio Castellan. La tragedia di un collega cinquantenne, in perfetta buona salute, che muore in modo assurdo, se anche ignoro i dettagli, mi ha colpito in modo particolare, e non solo per gli anni che avanzano e rendono ognuno di noi più sensibile nei confronti della morte. Non ero amico di lunga data di Claudio, non conosco personalmente sua madre, che ho sentito per telefono solo il giorno successivo all’accaduto, e non conosco la sua Claudia, ma per una serie di ragioni si era stabilito tra noi nell’ ultimo quinquennio un forte rapporto personale di amicizia e stima. La competenza di Castellan nel dirigere il Servizio di Genetica Clinica era pari alla sua modestia, ciò che ha concorso alla scarsa visibilità del prezioso lavoro suo e dei collaboratori, ingiustamente poco conosciuto e valorizzato dalla cittadinanza. Per questo motivo, sfruttando lo spazio radiofonico Punto e a Capo, che la RAI porta avanti ogni lunedì da gennaio a giugno con la regia della  Dr.ssa Rosilde Gasser, ho invitato Claudio in due occasioni. L’obiettivo era che facesse capire  agli ascoltatori il significato di un Servizio come il suo, poco appariscente, ma di cruciale importanza soprattutto per le malattie genetiche e rare. Per analogo motivo, il 19 novembre  2010 invitavo Claudio a trattare il tema “Cosa sono e a cosa servono i test genetici”, nel contesto del programma educazionale “Vivere informati” che con Sandro Forcato de “LaComune” viene realizzato ormai da anni. Castellan ci teneva in particolare a chiarire in modo semplice ai non addetti ai lavori non solo cosa sono i test genetici, ma soprattutto cosa “non” sono e a descrivere  i rischi che si possono correre quando test più o meno precisati, e proposti nel mondo con troppa disinvoltura da alcuni laboratori privati, vengono visti come possibilità, in base ad essi,  di gestire meglio il nostro futuro sotto il profilo sia della salute che del lavoro.

Caso vuole che siamo stati in contatto con Claudio proprio il giorno prima della sua partenza per la Puglia. Avevo finito di scrivere una rubrica per questo giornale  riguardante il genoma dei batteri che, lungi dall’essere un argomento di interesse “astratto”, può invece risultare un grosso ausilio per l’uomo, ed essere dunque un argomento meritevole di  divulgazione. Per articoli concernenti la genetica ero solito inviare in anteprima il pezzo a Claudio perché correggesse mie eventuali imprecisioni terminologiche. Così ho fatto anche questa volta e il 6 settembre, ore 12 e 38, Castellan mi scrive: “Caro Giorgio, mi hai beccato al volo in partenza per le ferie. Allego il file con correzioni assolutamente minori. Carissimi saluti. Non posso neanche dire che mi pagherai un caffè, perché me lo offri sempre tu! Claudio.”

Quest’ultima rubrica la invierò al nostro giornale la prossima settimana e sostituirà il caffè ormai  improponibile. Vorrei che fosse per le persone ch lo amano un ulteriore dimostrazione del mio affetto e della mia profonda partecipazione. Mi è davvero difficile accettare vicende come queste e non posso non pensare a Mark Twain quando ironicamente suggeriva che il Signore doveva creare l’uomo e il suo futuro il primo giorno, non l’ultimo: quando si è stanchi è più facile che qualcosa vada storto.