Per temi ostici, come quello di oggi, la volgarizzazione non è semplice, ma corro egualmente il rischio della poca chiarezza per soffermarmi sul genoma di virus e batteri. La prima mappatura di un batterio (l’Hemophilus influenzae) è del 1995 e da allora la sequenza dei geni è stata determinata completamente in 1.554 batteri e, solo parzialmente, in altri 4.800. Analogamente, una mappatura completa esiste già per 2.675 specie virali, ed è definita solo in parte in altri 40.000 ceppi di virus influenzale e in  300.000 ceppi di quello dell’AIDS. La caratterizzazione del genoma di virus e batteri (e pure di miceti) ha un interesse scientifico non solo astratto. Infatti, disponendo di questi dati, si può tentare di combattere meglio le malattie infettive. Del resto, è ben noto che la resistenza batterica agli antibiotici si fa sempre più preoccupante (tema già trattato in questa rubrica), che gli antibiotici sono inefficaci nei confronti dei virus, e che per i virus “peggiori” (ad es. quello C dell’epatite e l’HIV) la realizzazione di un vaccino si dimostra alquanto problematica. E dunque conoscendo bene lo “scheletro” di virus, batteri e miceti, può diventare più facile disgregare il loro rispettivo DNA o RNA, impedendo così la replicazione e determinando la morte dell’agente infettivo. Inoltre, lo studio della sequenza genomica, un tempo difficile, costoso e limitato a pochi laboratori, diventerà a breve meno costoso e soprattutto più agevole che non lo studiare le modalità di blocco farmacologico di questi agenti nei terreni di coltura. Per  il Dr. Relman della Stanford University nei prossimi 5 anni il sequenzamento del DNA e RNA diventerà infatti una procedura routinaria in ambito clinico. Il  progresso è indubbio, benché l’impatto di queste scoperte nella battaglia contro le malattie infettive più ostinate e preoccupanti sia ancora da dimostrare (così non fosse, le nuove acquisizioni risulterebbero interessanti solo da un punto di vista biologico e scientifico). C’è tuttavia ragione di essere ottimisti e di ipotizzare che, grazie alla mappatura di cui sopra, si possa affrontare meglio gli agenti infettivi con una terapia molto più mirata e la preparazione di vaccini ultraspecifici. In conclusione, la strada aperta dallo studio del genoma di batteri, virus e funghi appare promettente ma, come richiede la medicina scientifica, solo studi epidemiologici e sperimentali condotti con rigore metodologico potranno darci la conferma di un concreto impatto terapeutico. Sia comunque ben chiaro (soprattutto a chi ha dei dubbi sulla scienza ma crede alle cure autoreferenziali) che la ricerca di base non è fine a sé stessa e che quasi sempre si hanno ricadute benefiche sulla salute altrimenti impensabili.