La Cambridge University conferma nel 2011 un dato del resto ben noto e cioè che il 5-10% della popolazione mondiale è colpita ogni anno dal virus influenzale cui addebitare circa 500.000 decessi. Eppure il vaccino (imprudentemente sottoutilizzato nella nostra provincia) è disponibile e, per certi sottogruppi di popolazione (in primis over 65 anni, bambini dai 6 mesi in poi e adulti affetti da malattie croniche rilevanti) anche gratuito. Ci si può chiedere come mai l’efficacia del vaccino non è tale da bloccare definitivamente le epidemie influenzali, come avviene per altre malattie virali. Ciò va attribuito all’imprevedibile variabilità di questo virus che possiamo immaginare come  un porcospino: le “spine” che ne ricoprono il corpo corrispondono agli antigeni di superficie contro i quali il vaccino dovrebbe agire. Queste spine antigeniche del virus influenzale mutano però in continuazione, per cui il vaccino efficace l’anno prima non lo è più in quello successivo. Cruciale nella prevenzione antiinfluenzale è pertanto stabilire quale sarà il virus di più probabile diffusione l’anno prossimo. La Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) prevede una stretta consultazione ad hoc tra scienziati che ha regolarmente luogo in febbraio per l’emisfero Nord e in settembre per quello Sud. Questi ricercatori hanno il compito di realizzare dei tamponi faringei in pazienti con sintomi di influenza da cui si isoleranno circa 20 mila campioni di virus. Tali campioni, provenienti da 105 Paesi costituenti un network di sorveglianza, vengono poi analizzati in 5 laboratori dislocati nei due emisferi (USA, Regno Unito, Cina, Giappone e Australia). Sono questi i centri che analizzano le “spine”, cioè le caratteristiche antigeniche del nuovo virus influenzale sul quale poi saggiare l’efficacia dei vaccini precedenti per modificarli in modo mirato. Un’analisi dl genere è però di grande delicatezza. Il Dr. Derek Smith, infettivologo dell’OMS, fa doverosamente presente che circa 350 milioni di persone ricorrono al vaccino antiinfluenzale ogni anno, ciò che non lascia indifferenti le aziende produttrici dei vaccini le quali hanno tutto l’interesse a enfatizzare il rischio di pandemia che il più delle volte non avrà luogo (vedi influenza “aviaria” e “suina”). A ciò si contrappone d’altronde il rischio di non vaccinarsi affatto. Definire le differenze antigeniche nel virus “nuovo” costituisce dunque una sine qua non e da qui la necessità di metodi precisi di analisi. Lo stesso Smith ha messo a punto un nuovo sistema che facilita il riconoscimento di analogie/differenze tra virus di annate diverse che si avvale di un software scaricabile gratuitamente dal web e utilizzato ormai in tutto il mondo.