Un autorevole quotidiano suggerisce a caratteri cubitali che la dieta priva di glutine necessaria agli affetti da celiachia (CEL), è pure utile in chi tale malattia non ce l’ha. La CEL è una malattia su base immunitaria scatenata dal glutine presente in alcuni cereali (frumento, orzo, avena, farro, segale), che non è tollerato dall’intestino tenue la cui mucosa si infiamma se i suddetti cereali vengono assunti. Ne consegue la atrofia dei villi intestinali strutture essenziali nell’aumentare la superficie della mucosa (senza villi l’assorbimento del cibo diventa insufficiente). I sintomi della CEL sono molto variabili: accanto a soggetti asintomatici ci sono infatti forme di CEL contrassegnate da malassorbimento, anemia e rallentata crescita. Anche il rischio tumorale aumenta moderatamente con gli anni di malattia. In Italia ci sono circa 120 mila celiaci, ma la cifra di malati che ignorano di esserlo è verosimilmente 5 volte maggiore. Evitare l’ingestione di glutine anche nei celiaci asintomatici e usare magari farine non tradizionali (ad es. quella di amaranto e grano saraceno), è dunque un progetto razionale. I prodotti commerciali senza glutine sono oggi facilmente reperibili nei supermercati (in USA aumento nell’ultimo biennio del 33%, con un giro d’affari di oltre 6 miliardi di dollari) e in Italia nell’ultimo anno si registra pure un numero sempre maggiore di ristoranti che offrono diete senza glutine. L’AIC (Associazione Italiana Celiachia) ha dato il certificato “gluten free” a più di 2000 ristoranti, con un aumento del 43% rispetto al 2010 e ci sono pure hotel per celiaci (404, aumento del 14%). In Trentino-Alto Adige hotel e ristoranti che vantano il “marchio AIC” sono circa una trentina. Fin qui molto bene, dato che la dieta senza glutine riduce il rischio tumorale anche nel celiaco che non accusa sintomi. Al contrario, mi sembra più che legittimo il sospetto di una forzatura puramente commerciale nei media che ipotizzano possibili benefici di una dieta priva di glutine anche a chi non è celiaco. Le affermazioni di chi sostiene questa policy non sono basate su prove scientifiche, non vi sono cioè studi controllati che dimostrino vantaggi di una dieta senza glutine in un soggetto sano. E’ invece possibile che esista una sensibilità al glutine non dovuta per altro a celiachia, la “non celiac gluten sensitivity” degli inglesi. L’inquadramento e il trattamento di questa sindrome è tuttavia ancora sub judice e con questo mio giudizio concorda pienamente un esperto internazionale di CEL, il prof. Corazza di Pavia. Suggerire oggi in modo più o meno subliminale un dieta restrittiva e costosa ai non celiaci mi fa venire in mente il vecchio detto “piatto ricco mi ci ficco”. Ma questa non è medicina, è business