Un recente articolo su British Medical Journal (BMJ) di Järvinen e coll. ha richiamato opportunamente l’attenzione su di un problema poco sentito dai cittadini, nonostante la questione li riguardi in concreto. Il tema è quant’è, e se è giustificabile, il costo di farmaci impiegati per la prevenzione delle malattie, in particolare di quelli anticolesterolo (statine), dei farmaci per ridurre la pressione (ipotensivi) e di quelli per la prevenzione dell’osteoporosi (bifosfonati). Le conclusioni dello studio hanno sorpreso non poco Fiona Godlee, responsabile della rivista, che sempre su BMJ è intervenuta con un editoriale intitolato: ”Il costo è una questione etica”. L’affermazione mi ricorda un adagio triestino che suona ”no basta che una roba la servi, la devi anche costar poco” che può per altro essere rovesciato, alla Umberto Eco, diventando “no basta che una roba la costi poco, la devi anche servir”. Tradotto dal dialetto e in sintonia con A. Cochrane (fondatore della Medicina basata sulla evidenza), ciò significa che prima di offrire alla popolazione un intervento di prevenzione, una gestione sanitaria “intelligente” deve porsi in sequenza i seguenti tre quesiti: 1) il trattamento sub judice funziona oggettivamente? (la risposta verrà da studi clinici controllati attendibili); 2) questo trattamento è efficace anche nella popolazione generale e non solo nei pazienti inclusi in quegli studi? (la risposta verrà in primis dopo la commercializzazione; 3) il suo costo è socialmente sostenibile in rapporto ai benefici che consente? Ebbene, molti farmaci e non solo quelli succitati, anche se di efficacia comprovata in certe situazioni, non risultano adeguatamente verificati per quanto attiene al secondo e soprattutto al terzo quesito, il costo relativo. Questa mancanza non è dovuta solo ad un’abile politica delle ditte farmaceutiche che grazie alla prevenzione guadagnano milioni di dollari alla settimana. Järvinen e coll. ritengono che ad “assicurarsi che gli studi sui costi sociali di un trattamento efficace vengano attuati” dovrebbero essere in effetti soprattutto i governi e gli enti preposti alla approvazione di un farmaco. Ancora, poiché i farmaci per la prevenzione vengono proposti all’intera popolazione in base unicamente alla loro efficacia, dovrebbe essere una regola perentoria l’attuazione di studi di costo-efficacia nella vita reale. Per Järvinen e collaboratori, fintanto che questo controllo non verrà fatto, la domanda su qual è il rapporto costo-efficacia di statine, ipotensivi e bifosfonati (e non solo), rimarrà senza risposta. Questa lacuna è moralmente inaccettabile specie di questi tempi, e da qui l’eloquente titolo scelto dalla  Godlee e già citatoall’inizio: “Cost is an ethical issue”.