Atterrando 20 anni fa a Genova, Oriana Fallaci notava che visto dall’alto tutto sembrava identico a ciò che lei scorgeva quando atterrava negli USA. Nonostante tali somiglianze, Oriana percepiva però l’esistenza di una differenza cruciale tra i due Paesi e si chiedeva il perché di tale sensazione. La risposta, affiorata in lei progressivamente, era che l’America “produceva” la propria realtà grazie ad un investimento cospicuo per ricerca e sviluppo, mentre l’Italia tendeva a “importare” più che a produrre progressi tecnologici. Per la Fallaci ciò dipendeva dal fatto che negli USA le materie scientifiche erano tenute in alta considerazione, mentre in Italia tali discipline erano soltanto cenerentole. Ma è cambiato qualcosa negli anni? Sembra di no, a leggere la lettera che ricevo dall’amico S. Fuso, Dottore di Ricerca, insegnante e noto divulgatore scientifico, spesso coinvolto in trasmissioni radio-TV dedicate alla scienza. Egli nota che la Riforma Gelmini ha penalizzato fortemente le discipline scientifiche, in primis fisica, chimica e biologia. “Ad esempio -scrive Fuso- nel triennio del <vecchio> Liceo Scientifico-Tecnologico (sperimentazione Brocca), chimica e biologia venivano insegnate da un laureato in chimica e, rispettivamente, in biologia o in scienze naturali. Per entrambe erano poi previste delle esercitazioni in laboratorio con la co-presenza dell’insegnante tecnico pratico (ITP), solitamente un perito chimico”. Cosa succede invece ora? Chimica e biologia spariscono come discipline autonome, confluendo in un unico contenitore di “Scienze” che comprende chimica, biologia e scienze della terra, per l’insegnamento delle quali è previsto un docente con laurea singola, in chimica o in biologia o in scienze naturali. E dunque un biologo potrà insegnare chimica o un chimico potrà insegnare biologia o scienze della terra, materie di cui è sostanzialmente digiuno. La quota didattica spettante agli ITP si è inoltre volatilizzata, in quanto le ore di competenza sono state abolite. Che dire? Il miope impoverimento delle discipline scientifiche e della matematica in un tempo di progressi tecnologici così prorompenti non sembra promettere niente di buono. Addendum per quanto riguarda medicina: la riduzione degli anni di corso ventilata da qualcuno sembra pura follia. Vanno certo cambiate molte cose in facoltà, ma non la durata degli studi. Modifiche coraggiose che Rettori e Presidi potrebbero in parte già fare se disponessero degli attributi necessari (o se non temessero di dover riformare loro stessi?). Cambierà qualcosa con il governo Monti? Spes ultima dea.