I “farmaci generici”(FG), si chiamano oggi “equivalenti” (FE) perché l’attributo “generico” alimentava il sospetto di una minore qualità. Pure il coesistere della stessa sostanza in FE e in quelli di marca (“branded”) ha destato qualche riserva: se i composti sono di pari efficacia perché lo Stato consente la vendita di quelli più cari? In realtà, fatta eccezione per gli eccipienti che possono essere differenti, principio attivo, dose, forma farmaceutica, via di somministrazione e sostanzialmente pure la biodisponibilità (in primis, massima concentrazione plasmatica e tempo perché il farmaco la raggiunga) nei FE sono identici a quelli del farmaco di marca di cui è scaduto il brevetto. Diversamente da quanto accade per i farmaci brevettati, il nome dei FE è lo stesso per tutti, corrisponde alla sostanza base ed è seguito dal nome del Produttore. I FE costano in media il 20-30% in meno (ma con punte anche dell’80%!) rispetto al prodotto a brevetto scaduto in quanto i loro produttori, non tenuti a condurre ricerche cliniche, hanno sostenuto spese di produzione molto minori. La riduzione del prezzo va a vantaggio non solo delle famiglie ma pure del sistema sanitario nazionale che in questo modo può acquisire risorse per altri interventi assistenziali. L’obiettivo  previsto dalla L. 122/2010 era di risparmiare grazie ai FE non meno di 600 milioni di euro che rimarrebbero nella disponibilità delle regioni.  I FE vanno ovviamente approvati dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) la quale, in collaborazione con l’’Istituto Superiore di Sanità, controlla in fase di pre-marketing  la qualità dei prodotti per quanto attiene a stabilità, scadenza e sicurezza e provvede, nel post-marketing, ad una serie di ispezioni. Lo scarso ricorso ai FE in Italia è pertanto immotivato, frutto di pregiudizio e disinformazione. Sconcertanti dunque i dati ricavati da www.dialogosuifarmaci.it. da cui risulta come nel 2010 i FE hanno comportato in Italia solo il 29% della spesa della spesa farmaceutica contro il 71% determinato dai prodotti più costosi. In Europa, la media del consumo di FE si attesta invece intorno al 50% con picchi (in Germania) fino al 70%. Poiché il SSN è tenuto a rimborsare solo il prezzo più basso dei medicinali prescritti, la differenza in più rispetto al farmaco di riferimento è a carico dell’assistito. Si è calcolato ad esempio che nel 2010, grazie ai FE, una famiglia avrebbe risparmiato “in media” nel nostro Paese più di 200 euro. Importante anche il ruolo del farmacista che, senza esplicito parere contrario del medico o del paziente, potrebbe sostituire il farmaco di marca con quello equivalente che costa di meno, anche se a pagamento. Non è tempo di sprechi, specie se gli euro sono pochi.