Dopo avere letto su AA il pezzo sul libro “Senza manicomio” di G. Pantozzi , una cortese lettrice mi sollecita a precisarle l’evoluzione della psichiatria nella nostra Provincia. Da non esperto, posso accontentarla solo a grandi linee, invitando i colleghi specialisti a correggere mie eventuali inesattezze. Nel 1978 la legge Basaglia impose la chiusura dei manicomi e l’istituzione di servizi di igiene mentale nei quali i malati fossero visti come persone sofferenti e non come reietti da legare ai letti o costretti a subire disinformati sedute di elettroshock di utilità controversa. In tali servizi Franco Basaglia prevedeva pure laboratori e cooperative di pazienti retribuiti ad hoc (i lettori ricorderanno il toccante film “Si può fare”, con Claudio Bisio). La legge 180 demandò l’attuazione alle Regioni che l’hanno recepita però in modo vario. Ricordo che nel ’79 fu attivato a BZ un unico Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) presso l’Ospedale nel quale, appena aperto, un paziente immobilizzato al letto riuscì a darsi fuoco morendo in camerino di isolamento. Solo negli anni ’90 venivano aperti gli SPDC di Bressanone e Brunico, mentre quello di Merano vedeva la luce solo nel 2001. Sempre nel 2001 veniva chiusa la”Colonia agricola per infermi di mente tranquilli” di Stadio (gestita poi dalla Psichiatria di Pergine), che inizialmente accoglieva solo maschi di lingua tedesca tra 14 e 18 anni. “Casa Basaglia”, infine, apriva a Merano appena nel 2004. Tuttavia, mentre I Centri di Salute Mentale (CSM) più avanzati sono aperti 24 ore e 7 giorni su 7, in provincia essi mi risultano aperti solo 8 ore al giorno e 5 giorni su 7, nonostante il Progetto Provinciale preveda l’apertura 12 ore al giorno e per almeno 6 giorni. Quanto alla contenzione, legare i pazienti al letto per ore/giorni è ancora normale pratica in 3 SPDC su 4. Eppure tale costrizione (attuata in Italia in più della metà dei SPDC) è stata biasimata di recente, e proprio a BZ, da I. Marino, Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla qualità del SSN. Lo stesso vale per l’elettroshock, non abolito per legge ma la cui efficacia, se non forse nei pazienti consenzienti con grave depressione refrattaria ai farmaci, è motivo di controversia internazionale. Infine, per quanto attiene agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (chiusura prevista entro il 2013), la Provincia pare abbia attuato una convenzione con i “Silenziosi Operai della Croce”, struttura di Arco che accoglierà i pazienti altoatesini, in ciò ricordando il precedente di Pergine, dove i cittadini tedeschi con turbe mentali venivano “esportati”. Insomma, nonostante Basaglia, la cultura della emarginazione dei malati di mente sembrerebbe non di rado ancora vincente.