Che la legge non sia eguale per tutti è così lampante che non necessita di essere dimostrato. In sanità le cose vanno un po’ meglio, ma anche qui l’equità è più un progetto da realizzare che una conquista già archiviata. Le ragioni non sono solo economiche. Che però siano “anche” economiche è fortemente sospettabile di fronte alla constatazione che le persone di censo elevato spesso preferiscono andare in supercentri costosi o persino all’estero per prestazioni più o meno complesse (l’applicazione di un pacemaker, un’ artroscopia, etc). Per farlo è necessaria una spesa riguardante non tanto la prestazione medica in sé (all’estero il trattamento non di rado costa anche meno!), quanto il viaggio e il pernottamento dei parenti in hotel. Tale soluzione non solo è pesante per i pazienti di basso ceto, ma alimenta in loro anche lo sgradevole sospetto che le prestazioni cui essi possono accedere a casa propria sono qualitativamente meno soddisfacenti di quelle “dei ricchi”, anche se in molti casi così non è. Un secondo motivo di sanità ineguale, non direttamente economico (ma indirettamente sì) lo si deve al diverso grado di informazione che contrassegna solitamente i ceti a basso reddito. Sono queste fasce di cittadini, con le dovute eccezioni, che per documentarsi su sanità/salute leggono meno i giornali e ricorrono meno a internet. Consultare adeguatamente la rete, inoltre, non è cosa semplice specie quando il grado di istruzione è modesto, perché il messaggio medico/sanitario fornito dal web (anche quando è attendibile e spesso non lo è!) è esso stesso di comprensione non agevole per i non addetti. Eloquenti al riguardo i dati riportati dagli epidemiologi Basiglini e Perucci (Janus, 3, 2011) da cui si rileva che ”più di un terzo della popolazione italiana è ai limiti dell’analfabetismo e un altro 33% ha un patrimonio di competenze base limitato”. E’ pertanto improbabile che questi 2/3 della popolazione siano in grado di interpretare correttamente i messaggi rintracciati sui media. Altro rischio di lettura non accorta da parte di persone poco istruite è che in rete, come dicevo, per la prestazione che interessa viene non di rado suggerito di rivolgersi a strutture “specializzate” lontane dal posto in cui il paziente risiede, alternativa difficilmente praticabile senza disagi vari. E magari la prestazione consiste in azioni banali: esempio emblematico è la terapia eradicante dell’agente ulcerogeno Helicobacter pylori, standardizzata e attuabile da qualunque buon medico di famiglia e in qualsiasi area geografica. Da non dimenticare, infine, i foglietti illustrativi dei medicinali, che come ho scritto in precedenza (rubrica di marzo 2007), risultano comprensibili solo a una minoranza di soggetti non laureati.