Molto opportuno l’appello di Josef Simeoni, Primario del Servizio di Igiene bolzanino e di Massimo Perini pediatra di base, intervistati martedì da Valeria Frangipane, per sollecitare i genitori a vaccinare i loro bambini contro la meningite da meningococco B, vaccinazione raccomandata ma non obbligatoria. La resistenza alla vaccinazione tout court è purtroppo condivisa da non poche persone in questa provincia, nonostante l’impegno a convincerle del contrario profuso da anni dall’Assessorato competente. La resistenza è motivata dalla preoccupazione comprensibile (ma purtroppo causata da disinformazione) che i vaccini possano essere casa di autismo, ma vediamo come stanno in realtà le cose.
L’autismo la cui prevalenza é all’incirca dell’1 per 1000 è una patologia pediatrica grave per cui Il bambino è destinato a manifestare per tutta la vita alterazioni comportamentali e serie difficoltà a comunicare e ad integrarsi. Nel 1998 il medico britannico A. Wakefield ipotizzava in un articolo su Lancet una correlazione tra autismo e vaccinazione trivalente (contro morbillo, parotite e rosolia) sollevando uno sproporzionato clamore mediatico accolto con favore dai contrari alle vaccinazioni tout court e, in primis, dai fautori dell’omeopatia. Sotto accusa era soprattutto il Thiomersan, un agente mercuriale presente in tracce nei vaccino trivalente. A causa dell’allarme suscitato le vaccinazioni calavano vistosamente specie in USA e Gran Bretagna con conseguenze preoccupanti: il morbillo, ad es., passava in Gran Bretagna da 56 casi del 1998 a ben 1.348 casi nel 2008. Il rischio andava pertanto definito. Una commissione disciplinare dell’Ordine dei Medici britannico, dopo ben 5 anni di indagini, ha concluso che Wakefield “ha commesso gravi reati tenendo un comportamento disonesto e irresponsabile ed ha mostrato insensibilità e indifferenza per il dolore e la sofferenza dei bambini oggetto dello studio”. La Commissione ha pure dimostrato che gli studi condotti sui bambini, realizzati tra l’altro senza alcuna approvazione del Comitato Etico dell’ ospedale, sono stati attuati da Wakefield solo per tornaconto personale. In effetti, pure un suo collaboratore ha tardivamente confermato che Wakefield ha ricevuto una tangente dagli avvocati dei genitori di bimbi autistici, sollecitati dai legali stessi ad una “class action” finalizzata ad un risarcimento da parte delle aziende farmaceutiche produttrici del vaccino. La unanime confutazione scientifica internazionale dei dati di Wakefield ha indotto ad una pesante autocritica il Lancet che ha ripudiato pubblicamente l’articolo del 1998, definendolo senza mezzi termini “fraudolento”. Sempre il Lancet ha inoltre chiesto agli autori dello studio di riconoscere la falsità dei dati precedentemente pubblicati. 12 dei 15 autori dell’articolo, ma non Wakefield (nel frattempo espulso dall’Ordine), hanno accettato di firmare. Questa rettifica da parte di una rivista prestigiosa, di per sé molto significativa, è stata giustamente enfatizzata dal prof. W. Shaffner della Vanderbilt University il quale ha ribadito che, successivamente alla pubblicazione di Wakefield del ’98, “almeno altri 20 studi clinici sono stati pubblicati sul tema ed ognuno di questi, svolto da ricercatori diversi, ha negato ogni associazione tra vaccini e autismo”. L’”affaire” Wakerfield insegna una volta di più come la medicina onesta debba sforzarsi di essere “evidence-based”, cioè basata sulle prove e non su ipotesi o preconcetti, a prescindere dalla buona o cattiva fede.