L’Alzheimer (A.) è sempre più all’ordine del giorno a causa dell’innalzarsi progressivo della vita media con conseguente rischio di deterioramento cerebrale. L’Alzheimer (1 milione di ammalati in Italia e una quarantina di milioni nel mondo) è un problema non solo per chi ne soffre, ma anche per i familiari (e fortunato il paziente che ce li ha!) che non possono nemmeno sperare in futuri miglioramenti spontanei o farmaco-indotti. Ogni espediente o modifica comportamentale che servisse a ritardare la demenza risulta pertanto auspicabile e  benemerito. Qualcuno ha detto al riguardo che “anche impegnarsi nella Settimana Enigmistica” può rallentare l’involuzione del cervello. Questa fiducia nelle parole crociate è probabilmente eccessiva, ma che l’allenamento cerebrale possa avere un ruolo protettivo è un ipotesi non astrusa. Da un recente studio della New York University risulta che anche il bilinguismo è un fattore anti-demenza. Usare correntemente pure un’altra lingua, oltre che la propria, servirebbe infatti ad attivare le aree cerebrali deputate all’attenzione e alla capacità cognitiva, attivazione che potrebbe posticipare e/o rallentare l’Alzheimer. Questa possibilità sembra sostanziata da ricerche condotte mediante Risonanza Magnetica che consente di riconoscere le aree cerebrali in attività. Il bilinguismo (e meglio ancora il trilinguismo) terrebbe in allenamento i neuroni delle sedi suddette comportando così un aumento della cosiddetta “riserva cognitiva”. Il Dr A. Guaita, geriatra esperto di A., citato opportunamente ad hoc da Serena Zoli sul sito della Fondazione Veronesi, definisce “riserva cognitiva” il complesso delle informazioni acquisite in precedenza e immagazzinate nelle cellule nervose delle aree coinvolte. Egli paragona l’Alzheimer ad un ladro che depaupera progressivamente tale riserva. Se la riserva è grande, nonostante i furti ripetuti del ladro, i sintomi della malattia possono ritardare ma, se la riserva già ab initio è scarsa, basta un furto anche piccolo perché i sintomi si manifestino ed evolvano in fretta. Ne deriva che studiare, leggere, riflettere sulle esperienze vissute (istruirsi non basta!) conferiscono una protezione nei confronti dell’Alzheimer ed è in questa chiave che va letto anche il vantaggio del bilinguismo caratterizzato com’è dalla proficua “ginnastica” neuronale fatta per passare da una lingua all’altra. Una ricerca franco-canadese attuata di recente suggerisce che pure l’allenamento fisico, e non solo quello cerebrale, svolgerebbe un ruolo anti-Alzheimer, purché la attività svolta sia fonte di piacere e non solo di fatica. Questo vale anche per il  ballo che evidentemente è fonte di svago e divertimento. Non è chiaro se pure un piacevole e sensuale slow “a mattonella” abbia  un ruolo anti-Alzheimer. Tentar…non nuoce