Puntualissimo l’articolo di Riccardo Valletti su AA di ieri con la notizia che l’associazione Pro-positi bolzanina per prevenire la infezione da HIV ha già messo a punto un test rapido di facile esecuzione. I vantaggi della tecnica sono stati opportunamente evidenziati dai colleghi Pristerà e Mian intervistati ad hoc. Non è allora inutile riassumere sinteticamente alcuni concetti fondamentali riguardanti il virus e la battaglia contro di esso.
HIV è l’acronimo inglese che significa virus dell’immunodeficienza umana, un virus che danneggia il sistema immunitario degli infettati, i quali negli anni possono sviluppare l’AIDS, ossia la “sindrome di immunodeficienza acquisita”. A causa delle difese immunitarie insufficienti il soggetto va facilmente incontro a infezioni cosiddette opportunistiche, le quali ne determineranno il decesso. Purtroppo nonostante le vivaci ricerche sull’HIV non si dispone al momento né di un vaccino né di una cura radicale che definitivamente liberi il corpo dall’HIV, anche se esistono farmaci efficaci nell’impedirne la replicazione. Va pertanto ribadito che HIV e AIDS non sono equivalenti e cioè che HIV-positività non significa automaticamente AIDS, malattia che potrà manifestarsi solo molti anni dopo l’infezione. Purtroppo, anche gli HIV-positivi senza AIDS potranno per molto tempo trasmettere l’infezione ad altri. Ne deriva che soprattutto la prevenzione e in secondo luogo il riconoscimento precoce dell’infezione sono momenti essenziali per diminuire da un lato il rischio di infezione e dall’altro quello di contagio. Circa la prevenzione (se si esclude una improbabile castità) vanno evitati i rapporti sessuali non protetti (ma il bacio non esporrebbe a rischi!), specie tra tossicodipendenti nei quali è il rischio di trasmissione è doppio, per via sia sessuale che ematica. Nei Paesi sottosviluppati in cui è rilevante la trasmissione “verticale,” cioè materno-fetale, andrebbe posta estrema attenzione al momento del parto e nell’allattamento, obiettivi per altro molto difficili da raggiungere nel Terzo Mondo. Quanto alla precocità della diagnosi di HIV-positività (ricerca degli anticorpi anti-HIV nel sangue), essa è ostacolata in Occidente dalla riluttanza delle persone a sottoporsi al test per HIV, che tra l’altro può essere eseguito solo con il consenso dell’interessato e nella più assoluta discrezionalità. Ha destato dunque non poco interesse la notizia che negli USA la FDA ha raccomandato la rapida commercializzazione di un test rapido che il soggetto può attuare da solo in 20 minuti a casa propria, quindi nella discrezione più assoluta. In un trial clinico su quasi 6000 volontari apparentemente sani, 41% dei quali mai analizzati in precedenza, si sono così scoperti 106 nuovi casi di infezione da HIV. Se applicato su larga scala la commissione tecnica della FDA ha calcolato che il nuovo test domiciliare consentirebbe di scoprire 45.000 nuovi casi e di prevenire più di 4000 contagi. Ultima chicca: la specificità del test è del 99,9% (cioè solo l’1per 1000 dei sani risulterebbe falsamente positivo) e la specificità è del 92,9% (cioè solo il 7% degli HIV- positivi non sarebbe riconosciuto dal test). Un test così preciso è evento raro in medicina. Il sapere che Pro-positiv altoatesina è già operativa per facilitare un rapido discrezionale riconoscimento di HIV-positività è dunque una gran bella notizia.