Essere stanchi dopo aver faticato molto o dopo persistenti eventi stressanti è ovviamente la norma e non una malattia, ma non così la stanchezza che contrassegna la “Sindrome da fatica cronica” (SFC). Questa patologia formalizzata nel 1994 prevede, oltre alla stanchezza indotta da sforzi anche minimi e perdurante da 4-6 mesi, sintomi concomitanti quali: deficit di memoria e concentrazione, faringite, dolore alle linfoghiandole del collo e delle ascelle, dolori muscolari e articolari senza segni evidenti di infiammazione, mal di testa. Ovviamente, va esclusa ogni malattia nota per causare sintomi simili. La frequenza della SFC non varia tra Paesi latini e anglosassoni, né tra zone climatiche o ceti sociali diversi. Un natura sostanzialmente misteriosa che giustifica la eterogeneità delle cause ipotizzate, e tra queste una virosi, una tossinfezione alimentare cronica, un’anomala reattività immunitaria, un substrato psicologico favorito da un surmenage di lunga data. La SFC, quasi esclusiva dei giovani e della mezza età, può essere molto invalidante. Ciononostante, la scarsa nozione (anche tra i medici) di questa sindrome agevola lo scarso interesse delle autorità, ciò che si traduce in pochi fondi per la ricerca ad hoc e in uno scarso numero di ricercatori che rischia di ridursi ulteriormente per la follia di fanatici scatenati. Infatti, l’Observer riporta al riguardo come i ricercatori che studiano la quota psicologica nei pazienti con SFC si assottiglino ulteriormente per minacce di morte e intimidazioni varie ricevute da “fondamentalisti”. Questi li accusano di nascondere la vera natura della SFC, che a loro avviso non sarebbe affatto psicologica, e ciò solo per avvantaggiare le industrie produttrici di psicofarmaci. La cronaca ha dell’incredibile: telefonate anonime minacciose, lamentele ai comitati etici degli ospedali che non bloccano la ricerca, accuse esplicite ai ricercatori di essere sul libro paga delle Aziende farmaceutiche, aggressioni all’arma bianca ai relatori durante una conferenza, necessità di controllare i pacchi in arrivo per identificare eventuali esplosivi. Alcuni scienziati hanno dovuto smettere di collaborare con l’associazione medica per non essere ammazzati. Aggressioni ineffabili solo perché gli estremisti odiano chi, corrotto a loro avviso dai farmaceutici, si permette di ipotizzare una natura psicologica della SFC invece che accettare cause esterne della SFC, in primis una virosi. Quadro allucinante, anche perché i ricercatori minacciati, che magari credono in terapie cognitivo-comportamentali invece che nei farmaci, non escludono affatto componenti diverse da quella psicologica, quali virus, disagio sociale, etcetera. E dunque, parafrasando un po’ Diderot, non c’è ambito che il fanatismo non possa non danneggiare.