In una rubrica di 4 anni fa ipotizzavo che la biologa E. Blackburn potesse essere candidata al Premio Nobel per aver scoperto che l’invecchiamento delle nostre cellule è regolato dai “telomeri” (TM). Questi sono le estremità dei cromosomi costitute anch’esse da DNA, ma deputate non a trasmettere caratteri genetici bensì a proteggere il cromosoma stesso. Possono venire paragonati ai puntali di un laccio da scarpe senza i quali con l’uso continuo il laccio si sfilaccerebbe più facilmente. Tuttavia, ad ogni divisione cellulare i TM si accorciano e vengono ripristinati, ma solo in parte, grazie all’enzima telomerasi contenuto nel nucleo. Quando però l’accorciamento supera un certo limite, la cellula non può più dividersi, invecchia e muore. In una intervista su “Le Scienze” la Blackburn, che nel 2009 ha in effetti ricevuto il Nobel, suggerisce che l’accorciamento dei TM aumenta pure il rischio di tumori e di malattie cardiovascolari, metaboliche (diabete) e degenerative (Alzheimer), proponendosi come possibile spia dello stato complessivo di salute. Anche il tasso di mortalità pare doppio nei soggetti con TM più corti. Tra i fattori acquisiti di accorciamento, oltre che lo stress cronico (in gravide stressate dalla paura di partorire bambini malformati i TM sono più corti di quelli di gravide serene), andrebbe considerata pure la dieta: in coronaropatici sessantenni a dieta ricca di omega-3 i TM sarebbero infatti più lunghi rispetto a quelli di soggetti con pochi omega-3 circolanti, ma si ignora se ciò valga anche per altre classi di età. Secondo la Blackburn, oltre agli acquisiti, anche fattori genetici influenzerebbero “a volte” la lunghezza dei TM. Ad esempio, ci sarebbe una correlazione tra il cancro vescicale e un gene che regola sia la funzione dei globuli bianchi sia l’accorciamento dei TM. In ogni modo, il “test sulla lunghezza dei TM”, di cui la biologa caldeggia comunque un monitoraggio periodico, va valutato nel contesto generale e non semplicisticamente. Poiché tale test può essere effettuato con un esame del sangue piuttosto agevole che prevede l’utilizzo di globuli bianchi (quelli rossi non hanno nucleo, sono privi di cromosomi e quindi non servono), sono sorti dei centri privati che offrono tale servizio, alimentando inevitabilmente il rischio che interessi commerciali inquinino la “bellezza” intrinseca della scoperta scientifica. Dice in proposito la ricercatrice: ”E’ sciocco pensare che il test possa in qualche modo prevedere quanto a lungo vivremo: non effettua diagnosi e non ci sa dire se vivremo fino a cent’anni”. Attenti quindi a conclusioni del test troppo simili ad oroscopi (cui per altro troppe persone, senza confessarlo, danno immeritata importanza!). Il rischio bufale, anche in medicina, è un pericolo ricorrente.